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Scrittori di Udine: Migliori autori e Poeti Udinesi

da | 27 Mag 2023

Benvenuti nell’affascinante mondo degli scrittori di Udine, una città che ha dato i natali a talentuosi autori e ha ispirato molte opere letterarie. Da secoli, questa incantevole città del Friuli Venezia Giulia ha visto crescere e fiorire talenti letterari che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della letteratura italiana.

In questo articolo, esploreremo la vita e le opere di alcuni dei più illustri scrittori di Udine, scoprendo le loro passioni, le loro storie e l’impatto che hanno avuto nel panorama letterario. Preparatevi a immergervi in un viaggio attraverso le parole e le emozioni di questi straordinari artisti.

Metadescrizione: Scopri l’affascinante mondo degli scrittori di Udine e lasciati trasportare dalle storie, le passioni e le opere di questi talentuosi autori friulani. Esplora la ricca tradizione letteraria di Udine e lasciati ispirare dalla loro creatività e dalla loro abilità nel dipingere con le parole.

1 – Pierluigi Cappello

Il talentuoso Pierluigi Cappello, uno degli scrittori di Udine, e poeta di grande spessore, ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura della regione Friuli Venezia-Giulia. La sua abilità nell’utilizzare la lingua friulana lo ha reso una figura di spicco nella letteratura dialettale, inserendosi a pieno titolo nel panorama letterario locale.

La vita di Cappello è stata segnata da eventi tragici, come il terremoto del 1976 che ha costretto la sua famiglia a trasferirsi a Tricesimo, in provincia di Udine. Purtroppo, un incidente in moto lo ha reso dipendente da una sedia a rotelle all’età di soli 16 anni.

Nonostante le difficoltà, Cappello ha proseguito i suoi studi e si è iscritto alla facoltà di Lettere dell’Università. Tuttavia, la sua esperienza accademica è rimasta incompiuta. Nel 2010 ha vinto il prestigioso “Premio Viareggio-Rèpaci” per la poesia, grazie alla sua raccolta di versi intitolata “Mandate a dire all’imperatore”. In precedenza, aveva fondato la collana di poesie “La barca di Babele” nel 1999, insieme a Ivan Criaco, che ha visto la pubblicazione di opere scritte in dialetto friulano, veneto e triestino.

Oltre alla sua carriera letteraria, Pierluigi Cappello si è dedicato anche all’arte e alla promozione culturale, portando avanti attività di insegnamento nelle scuole e nelle università. In un momento successivo, ha raccolto gran parte della sua produzione poetica nel libro “Assetto di volo” nel 2066, che gli ha valso numerosi premi letterari, tra cui il “Premio Nazionale Letterario Pisa”, il “Premio Bagutta”, il “Superpremio San Pellegrino” e il Premio Speciale della Giuria “Lagoverde 2010”.

2 – Carlo Sgorlon

Carlo Sgorlon (1930-2009) si distinse come uno dei più illustri scrittori di Udine. Cresciuto come il secondo di cinque figli, trascorse la sua giovinezza immerso nella cultura contadina della regione, un’esperienza che avrebbe forgiato in modo indelebile l’intera sua opera letteraria. Dopo aver svolto gli studi in modo non convenzionale, raggiunse la laurea in Lettere a Pisa e successivamente si dedicò anche agli studi in Germania. Parallelamente alla sua carriera di insegnante di lettere nelle scuole superiori, Sgorlon continuò a coltivare la sua passione per la scrittura.

Successivamente, dopo essersi sposato con Edda Agarinis, si trasferì a Udine, dove trascorse il resto della sua vita, continuando ad insegnare. Come già accennato, Sgorlon, come scrittore friulano, poneva al centro delle sue narrazioni la vita agreste, focalizzandosi su tematiche legate alla fede, alle leggende, alle guerre e alle deportazioni, all’emigrazione e alla convivenza di popoli diversi. Per lui, il passato e le proprie radici erano di fondamentale importanza, poiché rappresentavano la chiave per il rinnovamento del mondo.

Inoltre, Carlo Sgorlon possedeva un’unicità nella sua scrittura, era un autentico narratore capace di creare un mondo incantato, pur mantenendo una forte radice nella realtà. Le sue storie erano permeate da una dimensione fantastica, che si intrecciava armoniosamente con la quotidianità.

Egli era anche un poeta friulano dell'”equilibrio”, in grado di dosare sapientemente la storia e l’ambiente circostante. L’influenza del nonno, un insegnante in pensione, fu determinante per la sua formazione, così come la sua discontinuità negli studi. Nelle sue opere, si percepisce una mescolanza tra i grandi autori come Dante, Petrarca e Ariosto, con l’aggiunta della saggezza propria del mondo rurale e dell’immaginazione.

3 – Leonardo Zanier

Leonardo Zanier (1935-2017) si distinse non solo come poeta, ma anche come uno degli scrittori di Udine e sindacalista. La sua storia inizia lavorando in un cantiere edile in Marocco negli anni ’50, ma successivamente si trasferisce a Zurigo, in Svizzera, dove entra a far parte delle “Colonie libere italiane”, un’organizzazione antifascista fondata a Ginevra nel 1943.

La sua intelligenza e le sue capacità organizzative gli valsero una posizione di leadership nel settore culturale dell’organizzazione. In primo piano per lui era l’istruzione, che vedeva come un modo per rafforzare il potere contrattuale degli italiani.

Successivamente, prese una decisione importante: portare in Svizzera le conoscenze dell’Istituto Ecap-Cgil (1970) e fondare “Ecap Svizzera”. Questo istituto è diventato uno dei principali centri di formazione per adulti nel territorio svizzero. Oltre ad essere un poeta in dialetto friulano, Leonardo Zanier è autore di numerosi saggi e racconti.

4 – Amedeo Giacomini

Amedeo Giacomini (1939-2006), uno degli scrittori di Udine e poeta, è considerato una delle figure più grandi del Friuli dopo Pasolini. Ha scritto opere sia in italiano che in friulano.

La scelta di utilizzare la lingua friulana risale al 1976, anno del terremoto che colpì il Friuli. Nel 1987, alcuni dei suoi componimenti furono inclusi nell’antologia di poesia dialettale curata da Franco Brevini, accanto a nomi illustri come Tonino Guerra e Delio Tessa, sottolineando così la sua importanza nel panorama poetico italiano.

Oltre alla sua attività letteraria, Giacomini ha anche insegnato presso l’Università di Udine e si è dedicato alla filologia, curando diverse opere in dialetto.

5 – Bindo Chiurlo

Bindo Chiurlo (1886-1943), critico letterario ed uno degli scrittori e poeti di Udine, nacque a Cassacco, nella provincia. Dopo aver frequentato il ginnasio presso i salesiani di Mogliano Veneto ed Este, si laureò in lettere all’Università di Padova nel 1909.

Iniziò la sua carriera di insegnante negli istituti superiori, passando per Macerata, Caltanissetta, Chieti, Jesi e infine Udine. Durante l’invasione del Friuli da parte degli Imperi Centrali nel 1917-18, Chiurlo ricopriva la carica di vicesindaco e si impegnò attivamente in quegli anni difficili, venendo successivamente premiato dallo Stato italiano.

Nel 1919, insieme a Ugo Pellis e altri concittadini, fondò la Società filologica friulana e nel 1920 iniziò a raccogliere materiale sulla toponomastica italiana insieme a Olinto Marinelli. Successivamente, trascorse un periodo a Modena come insegnante e nel 1922 si trasferì all’Università di Praga, prima come lettore di italiano e poi come libero docente. Durante il suo periodo a Praga, fondò l’Istituto di cultura italiana nel 1923, il primo del suo genere in Europa centrale, e la Rivista italiana di Praga, con l’obiettivo di favorire lo scambio culturale tra l’Italia e l’Europa centrale.

Successivamente, Chiurlo fu richiamato in Italia dal Ministero degli Esteri e divenne professore di letteratura italiana e straniera all’Accademia Albertina di Torino. Dal 1931 al 1935, fu supplente di Vittorio Cian alla cattedra di letteratura italiana dell’Università di Torino e dal 1940 fino alla sua morte fu incaricato presso la facoltà di magistero.

Chiurlo era un critico letterario rigoroso e si interessava sia della produzione degli autori sia delle opere popolari. I suoi studi coprivano non solo la letteratura italiana, ma anche quella friulana, come dimostrato dai suoi numerosi lavori, pubblicati in volumi, libri più brevi, opuscoli, atti e articoli apparsi su riviste e giornali. Inizialmente influenzato dalla scuola storico-filologica di Vittorio Rossi, passò successivamente a quella estetica di Benedetto Croce.

Tra i suoi contributi più significativi spicca il suo lavoro sulla letteratura friulana. La sua opera più rilevante fu La letteratura ladina dei Friuli (1915), che ebbe il merito di far conoscere in Italia le opere della sua regione.

Oltre a essere un critico letterario, Chiurlo era anche un poeta. Le sue composizioni, pubblicate in diverse raccolte, mostrano l’influenza di Giosuè Carducci, Pascoli e Gozzano. I suoi versi friulani (1908 e 1921) rappresentano l’espressione più personale della sua anima popolare, filtrata attraverso una raffinata sensibilità.

6 – Alberto Picotti

Alberto Picotti (1929-2018), scrittore, è stato membro del gruppo di scrittori di Udine di Risultive, insieme a Lelo Cjanton, Meni Ucel, Dino Virgili, Novella Cantarutti e altri. Durante la Resistenza, prese parte alle Brigate Osoppo con il nome di battaglia Mascotte. Dopo la guerra, si unì al gruppo degli scrittori di Risultive.

Oltre alle sue esperienze lavorative, tra cui quella di maestro elementare in diverse località del Friuli come Resia, Marano Lagunare, Ciconicco e altre, pubblicò nel 1976 la raccolta di poesie in friulano intitolata “Dies Irae pal Friul”, ispirata al terremoto che colpì il Friuli. Questa opera è ancora oggi una delle raccolte di poesie in lingua friulana più conosciute (quattro edizioni). Successivamente, pubblicò “Tra lus e scur” nel 1977, una raccolta di poesie per le edizioni di Risultive.

Alberto Picotti ha scritto numerosi saggi e monografie sulla storia e la cultura friulana, spesso focalizzandosi sull’emigrazione. Tra le sue opere più importanti spiccano “Emigrazione, significato di un ricordo” (1985), un saggio sull’emigrazione dal comune di Pavia di Udine, e “Cadel da Fanna, l’uomo, l’artista, il suo paese” (1990), un’edizione critica delle opere complete di Vittorio Cadel, poeta e pittore del primo Novecento friulano. Nel 1995 completò uno studio decennale sui Proverbi friulani (circa 5000), pubblicando una riedizione di “Proverbi friulani” di Valentino Ostermann del 1876, con trascrizioni in koinè friulana, commenti e traduzioni in italiano.

Ha anche curato la stesura del volume “Quell’alba sul lago Kivu, settant’anni di emigrazione friulana in Ruanda” (2000) scritto dall’amico GianAlberto Tomini.

Nel 2008 viene pubblicato il libro “Le memorie di Giustina secondo Mascotte, una marchesa nella Resistenza udinese 1943-1945”, che presenta una pagina inedita della Resistenza, una dimensione più silenziosa ma altrettanto coraggiosa e pericolosa, guidata dal gruppo che includeva anche Cecilia Deganutti, la marchesa Lucilla Muratti e il giovane partigiano Mascotte.

In qualità di Consigliere dell’Ente Friuli nel Mondo, seguendo le orme di Ottavio Valerio, ha visitato e animato numerosi Fogolârs furlans in tutto il mondo, promuovendo incontri di poesia, lingua e cultura friulana. Fedele sostenitore dei valori autentici e profondi della friulanità, la sua casa a Udine divenne un punto di ritrovo per molti emigranti che tornavano in Friuli.

Il celebre musicista Bepi De Marzi ha composto la musica a quattro voci per coro maschile intitolata “A van sisìlis” (“Vanno le rondini”) basata su un testo scritto da Alberto Picotti in lingua friulana. Questo brano è stato scritto in seguito al terremoto del Friuli del 1976.

7 – Francesco Placereani

Francesco Placereani, conosciuto anche come pre Checo Placerean (Montenars, 30 novembre 1920 – Udine, 18 novembre 1986), è stato un sacerdote e traduttore della lingua friulana, oltre che uno degli scrittori di Udine.

Egli fu una figura di spicco nei movimenti culturali e politici friulanisti sin dagli anni ’60. Fu uno dei promotori della Mozione del clero per lo sviluppo sociale del Friuli nel 1967. Contribuì alla creazione del gruppo culturale “Int furlane” nel 1962 e del partito politico “Movimento Friuli” nel 1966.

Placereani iniziò la traduzione della Bibbia in friulano, che in seguito venne completata da Pier Antonio Bellina. Inoltre, tra il 1971 e il 1977, si dedicò alla traduzione e pubblicazione in friulano del Messale romano.

Nato nel 1920, come terzo di cinque fratelli, Francesco Placereani intraprese il cammino del sacerdozio e fu ordinato da mons. Nogara nel 1944. Successivamente, si trasferì a Roma per studiare presso la Pontificia Università Gregoriana. Nel 1948 si imbarcò verso l’Argentina, dove insegnò morale al seminario di Rosario. Durante il suo soggiorno, stringe amicizia con Eduardo Francisco Pironio e diventa confessore di Antonio Caggiano, entrambi con radici friulane.

Tornato in patria, intraprese la carriera di insegnante a Udine, presso il liceo classico Jacopo Stellini, e a Cividale, al Paolo Diacono. Oltre a ciò, ricoprì il ruolo di assistente diocesano delle ACLI e dell’ACAI. Nel 1967 fu uno dei fondatori del Moviment Friûl (Movimento Friuli), un’organizzazione che si impegnava a promuovere la cultura friulana. Negli anni ’70 si dedicò alla traduzione del Messale Romano e della Bibbia in friulano, e celebrò le prime messe in questa lingua.

Nel 1976, la sua casa fu distrutta dal terremoto che colpì la regione. Due anni dopo, venne pubblicata l’edizione completa della Bibbia nella versione da lui tradotta insieme a Pier Antonio Bellina, un altro traduttore. Nel 1980, la sua salute si deteriorò e fu costretto a ritirarsi dall’attività. Morì nell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine nel 1986, due anni dopo l’uscita della sua traduzione della Bibbia.

8 – Pier Antonio Bellina

Nato il giorno 11 febbraio 1941 a Venzone, Pier Antonio Bellina, conosciuto anche con lo pseudonimo di pre Toni Beline, è stato uno degli scrittori di Udine, che ha lasciato un’impronta significativa nel panorama culturale friulano. Oltre ad essere un presbitero, era uno scrittore, giornalista e traduttore esperto nella lingua friulana.

Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1965, ha svolto il suo ministero in diverse località, tra cui Codroipo, Valle e Rivalpo, Trelli e infine a Basagliapenta di Basiliano. Durante il suo servizio religioso, ha seguito e lavorato a stretto contatto con Don Angelo Tam nella parrocchia di Villaorba, e in seguito gli è succeduto come parroco il 13 ottobre 2006. La sua morte avvenne a Basagliapenta il 23 aprile 2007.

Pier Antonio Bellina si è distinto come una figura di spicco nella vita culturale friulana tra il XX e il XXI secolo. La sua chiara e spesso polemica analisi di temi legati alla friulanità e alla pastorale religiosa è stata ammirata e apprezzata. È considerato uno dei più talentuosi scrittori contemporanei in lingua friulana.

Tra le sue opere più importanti, spicca la collaborazione con Francesco Placereani nella traduzione della Bibbia in friulano. Un altro suo lavoro rilevante è La fabriche dai predis, una narrazione polemica degli anni trascorsi nello studio del seminario arcivescovile di Udine. Come giornalista, ha scritto numerosi editoriali per il mensile La Patrie dal Friûl e articoli di opinione per La Vita Cattolica, il settimanale diocesano di Udine, e per Il Dono, il mensile informativo dell’Associazione Friulana dei Donatori di Sangue (AFDS).

Il 23 aprile 2008, in segno di ricordo e riconoscimento, è stata scoperta una targa nella sacrestia di Basagliapenta.

9 – Leone Comini

Leone Comini, nato il 27 maggio 1911 a Treppo Grande, è stato un noto giornalista ed uno degli scrittori di Udine La sua carriera è stata coronata dal prestigioso Premiolino, che ha vinto nel 1972. Fin da giovane, entrò in contatto con il movimento futurista friulano e già a diciotto anni iniziò a scrivere per diverse pubblicazioni e riviste, tra cui “La Panarie”. Il suo talento non passò inosservato e ben presto entrò a far parte della redazione udinese del quotidiano Il Gazzettino, dove si distinse anche per il diario a puntate che scrisse durante il servizio militare.

Nel 1935, con la chiamata alle armi in vista della guerra in Etiopia, i suoi rapporti con Il Gazzettino si allentarono. Nonostante ciò, riuscì a inviare corrispondenze dall’Africa ogni volta che ne ebbe l’opportunità. L’esperienza abissina sarebbe diventata, molti anni dopo, l’ispirazione per il suo romanzo “Mia moglie Fiore”, pubblicato nel 1971.

Tornato in patria, Leone tornò a lavorare per Il Gazzettino, prima nella redazione di Vicenza, dove si occupò di cronaca locale per tre anni, e successivamente a Venezia. Fu durante il suo periodo a Vicenza che conobbe la donna destinata a diventare sua moglie. In qualità di corrispondente di guerra per Il Gazzettino, coprì la campagna dei Balcani nel 1941.

Nel 1942 lasciò Il Gazzettino e si trasferì a Bologna per lavorare al Resto del Carlino, dove rimase fino alla fine della guerra, collaborando anche con la Resistenza, seppur non direttamente coinvolto nelle azioni armate. Con la Liberazione, tornò a Venezia con la sua famiglia e riprese a lavorare per Il Gazzettino, che era stato commissariato dal CLN. In seguito, divenne capocronista e poi caporedattore dell’edizione pomeridiana del giornale, il Gazzettino Sera, per circa tre anni. Dal 1948, ritornò alla testata mattutina come inviato speciale.

Nel corso del 1970, dopo essere stato sostituito alla guida della redazione friulana, Leone Comini riprese a svolgere il ruolo di inviato speciale. Nel frattempo, dedicava parte del suo tempo alla stesura del romanzo “Mia moglie Fiore”. In occasione del suo quarantesimo anniversario di carriera nel 1972, Comini fu festeggiato con un libro intitolato “Nel segno del Leone”, pubblicato dalle Arti Grafiche di Udine. Questa silloge racchiudeva testimonianze e omaggi da parte dei suoi colleghi e amici giornalisti. Lo stesso anno, gli venne conferito il prestigioso premio nazionale di giornalismo “Premiolino”.

10 – Ugo Pellis

Ugo Pellis, nato il 9 ottobre 1882 a San Valentino di Fiumicello e scomparso il 17 luglio 1943 a Gorizia, è stato uno dei noti scrittori di Udine ed anche fotografo. La sua carriera come insegnante ebbe inizio nel 1902 presso il liceo di Capodistria, per poi continuare dal 1912 al 1925 presso il liceo di Trieste.

Pellis fu uno dei fondatori e presidente della Società filologica friulana “G.I. Ascoli”, svolgendo un ruolo di rilievo nella promozione e nella valorizzazione della cultura friulana.

Dal 1925 intraprese una collaborazione con Matteo Giulio Bartoli per la realizzazione dell’Atlante Linguistico Italiano. Questo progetto richiedeva un impegno significativo, che coinvolgeva indagini sul territorio regionale, accompagnate da un’ampia documentazione fotografica. Grazie alla sua collaborazione con l’Istituto fotografico triestino, Pellis riuscì a creare un archivio fotografico di grande valore, che testimonia la storia del Friuli dopo la prima guerra mondiale.

Scrittori Udinesi – Conclusione

In questo viaggio tra gli scrittori di Udine, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere personaggi straordinari, che hanno contribuito in modo significativo alla letteratura italiana.

Dalle opere intrise di passione e sentimento di alcuni autori, alle opere di narrativa che catturano l’immaginazione dei lettori, ogni scrittore di Udine ha lasciato un segno indelebile nel panorama letterario nazionale. La loro eredità continua a vivere nelle pagine dei loro libri, trasportandoci in mondi fantastici, facendoci riflettere sulla condizione umana e ispirandoci con la loro visione unica del mondo.

Lasciamoci avvolgere dall’incanto delle parole di questi talentuosi scrittori e continuiamo a celebrare la loro eredità letteraria che ha arricchito la cultura italiana.

E adesso, non mi resta che augurarti buona permanenza su Libri-online.net!

Antonella
Antonella

Blogger

Da sempre sono appassionata della lettura, una vera divoratrice di carta stampata. Mi piace leggere quasi tutto.

Oggi oltre a leggere scrivo. Ho sempre ammirato gli scrittori, e quindi adesso mi piace essere una di loro.

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