Seleziona una pagina

Scrittori di Trieste: Migliori Autori e Poeti Triestini

da | 29 Mag 2023

Benvenuti nell’affascinante mondo degli “Scrittori di Trieste”. La città di Trieste, situata nel nord-est dell’Italia, è da sempre stata un crocevia di culture, linguaggi e idee. Questo ricco panorama culturale ha dato vita a una moltitudine di scrittori di grande talento che hanno contribuito in modo significativo alla letteratura italiana e internazionale.

Da Italo Svevo a Umberto Saba, da Claudio Magris a Miloš Macura, la scena letteraria triestina è stata caratterizzata da autori che hanno saputo catturare l’essenza di questa città unica, con la sua storia travagliata e il suo legame con diverse tradizioni culturali.

In questo articolo, esploreremo le vite e le opere di alcuni dei più celebri scrittori di Trieste, immergendoci nella loro visione unica del mondo, scoprendo le influenze che hanno plasmato la loro scrittura e apprezzando il loro contributo alla letteratura contemporanea.

1 – Umberto Saba

Umberto Poli (1883-1957) si distinse come uno dei più talentuosi scrittori di Trieste, nonché aforista e poeta. Utilizzò lo pseudonimo “Saba” come suo nome d’arte. Nato a Trieste durante l’Impero Austro-Ungarico, la sua infanzia fu segnata dall’abbandono del padre, Ugo Edoardo Poli, e dall’attesa della madre, Felicita Rachele Cohen.

Per i suoi primi anni, fu allevato da una balia slovena cattolica di nome Gioseffa Gabrovich Schobar, conosciuta affettuosamente come “Peppa”. Questo periodo influenzò profondamente la sua vita e sarebbe diventato un tema ricorrente nelle sue poesie raccolte in “Il piccolo Berto” (1926).

Umberto Saba sostenne con convinzione che la poesia dovesse essere realistica. Per lui, la sua essenza risiedeva nel rappresentare fedelmente la vera vita umana e testimoniare la realtà quotidiana, piuttosto che eventi eccezionali. Il suo stile poetico si caratterizzava per la chiarezza e l’accessibilità.

Utilizzava un linguaggio comune, tratto dalla lingua parlata, e trasse ispirazione dalle esperienze di tutti i giorni, comprese quelle umili e modeste. I suoi soggetti spaziavano dagli ambienti urbani di Trieste alle partite di calcio, abbracciando una vasta gamma di tematiche che riflettevano la vita autentica.

2 – Italo Svevo

Italo Svevo, un altro degli importanti scrittori di Trieste (1861-1928), nacque come Aron Hector Schmitz a Trieste, durante l’Impero Austriaco. Era il quinto di otto figli di Franz Schmitz e Allegra Moravia, facenti parte della ricca borghesia ebraica. Suo padre era un commerciante di vetri e sua madre proveniva dalle comunità friulane.

L’autore friulano Svevo incarna, nel suo nome, l’unione di due culture: l’italiana e la tedesca. La sua formazione è stata inevitabilmente influenzata da questi due contesti culturali. Inizialmente, per motivi economici, dovette lavorare in una banca, dedicandosi nel frattempo alla scrittura di racconti e ad altri generi letterari. Infine, nel 1892, pubblicò il suo primo romanzo, “Una vita”, seguito da “Senilità” nel 1898.

Nel 1923, Svevo scrisse il suo romanzo più famoso, “La coscienza di Zeno”. Quest’opera catturò l’attenzione della critica e portò una ventata di novità. Ispirato al realismo francese, alla filosofia di Schopenhauer e all’approccio di Freud, il romanzo aprì le porte a un’analisi intima della realtà. Le opere di Svevo esplorano volentieri l’inconscio, spesso trattandolo in modo ironico e caricaturale. Inoltre, i suoi protagonisti sono sempre degli “anti-eroi” che rappresentano la crisi esistenziale di un mondo privo di valori.

3 – Claudio Magris

Claudio Magris (1939) si distingue come uno dei più poliedrici scrittori di Trieste, un intellettuale con una vasta esperienza in diversi ambiti: letteratura, critica letteraria e politica. È stato uno dei pionieri nello studio degli autori ebrei nell’ambito della letteratura dell’Europa centrale.

Il suo grande successo arriva nel 1986 con il romanzo “Danubio”, che gli fa guadagnare il prestigioso Premio Bagutta. Quest’opera consacra Magris come uno dei più grandi scrittori contemporanei italiani. In seguito, con il romanzo “Microcosmi”, ottiene il rinomato Premio Strega nel 1997.

Magris ha anche ricoperto il ruolo di collaboratore de “Il Corriere della Sera” per lungo tempo. Inoltre, ha avuto un’esperienza politica come senatore nella XII legislatura (1994-1996). La sua carriera letteraria e il suo impegno politico e culturale hanno reso Magris una figura di spicco nella scena intellettuale italiana.

Inoltre, Claudio Magris ha formato una famiglia con Marisa Madieri, anch’essa una scrittrice, nel 1960. Dal loro matrimonio sono nati due figli, Francesco e Paolo. Il talento e la versatilità di Magris sono stati riconosciuti attraverso una serie di prestigiosi premi, tra cui il “Premio Feltrinelli Accademia Nazionale dei Lincei” nel 1987, il “Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro Miglior autore di novità italiana per La mostra”.

Nel 2003, il “Premio di Stato austriaco per la letteratura europea” nel 2005, il “Chatwin” nel 2008, il “Premio europeo Charles Veillon per la saggistica” nel 2009, il “TAOBUK AWARD for Literary Excellence” e il “Premio Franz Kafka” nel 2016. Questi riconoscimenti testimoniano la grande statura e l’eccezionale contributo di Magris alla letteratura contemporanea.

4 – Scipio Slataper

Scipio Slataper (1888-1915) è stato uno dei famosi scrittori di Trieste e patriota irredentista, nonché un valoroso soldato dell’esercito italiano. La sua figura è rimasta impressa nella storia locale grazie ai suoi ideali irredentisti ardenti e alla sua dedizione al servizio militare.

Nato a Trieste, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico, il suo cognome richiama un’origine slovena, ma lui stesso fa riferimento agli antenati boemi. Sua madre, invece, era veneta. Cresciuto in una famiglia numerosa con cinque fratelli, Scipio iniziò il percorso al liceo nel 1899, ma dovette abbandonarlo nel 1903 a causa di problemi di salute nervosa. Tuttavia, nonostante le difficoltà, riuscì a ottenere il diploma nel 1908.

Successivamente, si trasferì a Firenze per frequentare l’università, dove si laureò in lettere con una tesi su Ibsen. A Trieste, Scipio visse un’intensa e tormentata storia d’amore con Anna Pulitzer. Purtroppo, la donna si suicidò pochi mesi dopo, lasciando Scipio devastato. Si ritirò in solitudine e iniziò a scrivere il suo unico romanzo, “Il mio Carso”, pubblicato nel 1912.

In seguito, Scipio sposò Luisa Carniel e ebbe un figlio. Tuttavia, durante la Seconda Guerra Mondiale, il loro figlio si perse e non fu mai ritrovato. Quando scoppiò la Grande Guerra, Scipio si arruolò come volontario, una scelta sorprendente se si considera che inizialmente era contrario all’irredentismo. Sfortunatamente, non fece più ritorno a casa, perdendo la vita sul fronte. Gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria, un riconoscimento per il suo coraggio e il suo sacrificio.

5 – Boris Pahor

Boris Pahor (1913-2022), uno degli scrittori di Trieste e professore, è stato uno dei più importanti scrittori del Friuli Venezia-Giulia. Nonostante l’era dell’Impero Austro-Ungarico, Pahor possedeva la cittadinanza italiana. Il padre, Franc Pahor, lavorava come fotografo presso la polizia locale, mentre sua madre si chiamava Marija Ambrožič.

Fin da giovane età, Pahor visse un’aggressione da parte delle “camicie nere” che colpì le comunità slovene di Trieste, quando aveva solo sette anni. Questo evento traumatico si verificò presso il Narodni dom, il centro culturale sloveno della città, e lasciò un segno indelebile nella sua vita. Le conseguenze di quell’episodio si riflettono spesso nelle sue opere letterarie. Purtroppo, la sua esistenza fu segnata da numerosi traumi, come la negazione delle sue radici culturali, la violenza degli squadristi, l’umiliazione di non poter parlare la propria lingua e la chiusura delle scuole e delle attività culturali slovene.

L’opera di Pahor, autore friulano, è ricca di riferimenti personali. Due sono i pilastri fondamentali del suo pensiero: l’inumanità del fascismo e l’abominio nazista. Tuttavia, un altro elemento cruciale emerge costantemente. Si tratta della continua negazione dei diritti e della piena cittadinanza agli sloveni di Trieste. Questo ha creato un muro di ignoranza tra italiani e sloveni, impedendo a entrambe le comunità di arricchirsi reciprocamente dal punto di vista culturale e sociale.

6 – Giani Stuparich

Giovanni Domenico Stuparich, conosciuto come Giani (1891-1861), è stato uno dei coraggiosi scrittori soldati di Trieste. La sua dedizione al dovere gli ha meritato la prestigiosa Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nato durante il dominio dell’Impero austro-ungarico, Giani era figlio di Marco Stuparich e Gisella Gentilli, una triestina di fede ebraica.

Fin dalla giovane età, Giani e suo fratello Carlo furono educati come autentici italiani, un sentimento che si rafforzò durante gli anni di studi al Liceo “Dante Alighieri” di Trieste. Dopo aver completato gli studi, il talentuoso scrittore friulano intraprese un viaggio attraverso l’Europa centrale, dove si immerse nell’arte e nella cultura, sviluppando il suo ideale di unità al di là delle frontiere nazionali.

Successivamente, Giani divenne insegnante di letteratura presso lo stesso liceo, un ruolo che ricoprì con passione dal 1919 al 1942. Un fatto interessante è che sia lui che suo fratello Carlo vennero onorati ancora in vita. Nel 1925, infatti, fu costruito un rifugio alpino intitolato “Bivacco Carlo e Giani Stuparich” in loro onore. Il rifugio esiste ancora oggi ed è gestito dalla Società Alpina delle Giulie, una sezione del Club Alpino Italiano di Trieste. Situato a 1587 metri, vicino al Jôf di Montasio, offre un luogo incantevole per gli appassionati di montagna.

In conclusione, le opere di Giani Stuparich sono state tradotte in diverse lingue, tra cui tedesco, ceco, olandese, francese, ebraico, inglese e spagnolo. Una parte significativa della sua vasta produzione letteraria è stata pubblicata postuma, mentre alcune opere sono state adattate per il teatro e ridotte per il cinema, testimoniando l’eterno impatto delle sue creazioni artistiche.

7 -Roberto Bazlen

Roberto Bazlen, conosciuto anche come “Bobi” Bazlen, è stato uno dei più rinomati scrittori di Trieste (1902-1965), con particolare competenza nella letteratura tedesca. Nato a Trieste il 10 giugno 1902, da una famiglia di origini tedesche, perse suo padre Eugenio quando era ancora molto giovane. Cresciuto con la madre Clotilde Levi Minzi, una triestina di fede ebraica, Bazlen sviluppò una profonda passione per la letteratura durante gli anni trascorsi al Realgymnasium, una scuola tedesca, dove fu incoraggiato dal suo professore.

Successivamente, si trasferì da Trieste a Genova, Milano e Roma, entrando in contatto con numerosi importanti scrittori dell’epoca, come Luciano Foà, Adriano Olivetti, Umberto Saba e Giacomo Debenedetti. Bazlen svolse il ruolo di consulente editoriale per molte case editrici italiane, tra cui Nuove Edizioni Ivrea, Edizioni di Comunità, Bompiani, Astrolabio, Giulio Einaudi e Adelphi.

Inoltre, mantenne una stretta relazione con Eugenio Montale, consigliandogli la lettura de “La coscienza di Zeno”. Bazlen era un grande appassionato della psicologia junghiana e seguiva le consulenze dello psicologo Ernst Bernhard. Fu un vero pioniere in Italia, introducendo opere di Freud, Kafka, Musil e Jung. Sebbene gran parte del suo lavoro non sia stato pubblicato durante la sua vita, molti dei suoi scritti sono disponibili grazie alla raccolta “Scritti” (1984), che include anche la sua corrispondenza con Eugenio Montale.

8 – Carlo Stuparic

Carlo Stuparich, nato il 3 agosto 1894 e morto sul Monte Cengio il 30 maggio 1916, è stato un patriota ed uno degli scrittori di Trieste. Fratello minore dell’acclamato scrittore triestino Giani Stuparich, Carlo ha lasciato un’impronta significativa nonostante la sua breve vita. La sua opera più conosciuta, “Cose ed Ombre di uno”, è stata considerata da molti critici come una promessa della letteratura italiana, che purtroppo non ha potuto compiersi a causa della sua prematura scomparsa. Durante la prima guerra mondiale, Carlo è stato decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Nato a Trieste, ancora parte dell’Impero austro-ungarico, Carlo è cresciuto come figlio di Marco, originario di Lussino, e di Gisella Gentilli, triestina. Dopo aver completato gli studi primari e secondari nella sua città natale, Carlo si è iscritto nel 1913 all’Istituto di Studi Superiori di Firenze, dove ha raggiunto il fratello Giani e l’amico Scipio Slataper, partecipando attivamente al movimento e alla rivista “La Voce” di Prezzolini.

Come irredentista convinto, Carlo si è arruolato volontario nella prima guerra mondiale insieme al fratello Giani e all’amico Scipio Slataper, servendo nel 1º Reggimento granatieri del Regio Esercito italiano. Il 2 giugno 1915, dopo aver cambiato il proprio cognome da Stuparich a Sartori nei documenti, Carlo è partito da Roma con il suo reparto per raggiungere Monfalcone, zona di operazioni belliche.

Alla guida del 3º plotone, si trovò isolato vicino al forte Corbin. Il 29 maggio, le truppe austro-ungariche, numericamente superiori e meglio armate, occuparono la vicina Punta Corbin. La mattina del 30 maggio, Carlo fu tra i soldati che tentarono di riconquistare la posizione, ma dopo 4 ore di battaglia il suo plotone venne annientato. Dopo aver perso tutti i suoi uomini, Carlo decise di togliersi la vita per non cadere nelle mani del nemico.

Nel 1919, la casa editrice “La Voce” pubblicò postumo “Cose ed Ombre di uno”, una raccolta di pensieri, poesie e lettere di Carlo, con una presentazione a cura di Giani Stuparich. Quest’opera rappresenta un prezioso tesoro che testimonia il talento e la passione di Carlo Stuparich, che, nonostante la sua prematura scomparsa, ha lasciato un’impronta duratura nella letteratura e nella storia.

9 – Stelio Mattioni

Stelio Mattioni, nato il 9 settembre 1921 e deceduto il 16 settembre 1997, è stato uno dei più rinomati scrittori di Trieste, particolarmente noto nella Trieste degli ultimi decenni del XX secolo. La sua città natale ha dedicato a Mattioni una delle sue biblioteche civiche, in segno di riconoscimento per il suo contributo alla cultura locale.

Fin da giovane, Mattioni trova impiego nella raffineria di petrolio Aquila. Durante la Seconda Guerra Mondiale, viene chiamato alle armi e inviato in Jugoslavia nel 1941, per poi essere destinato in Africa. Qui, viene fatto prigioniero dagli inglesi e internato in un campo di concentramento. Al termine del conflitto, viene decorato con una croce di guerra e ritorna a lavorare per l’azienda Aquila nel 1946, dove svolgerà diverse mansioni, anche a livello dirigenziale, per il resto della sua carriera lavorativa.

Nel 1956, pubblica la sua prima raccolta di poesie intitolata “La città perduta” con l’editore Schwarz di Milano. Inizia a frequentare il vivace mondo letterario di Trieste, che in quel periodo era ricco di fervore creativo e di personalità di spicco. Nel 1962, vince il premio Settembrini-Mestre con una raccolta di racconti intitolata “Il sosia”, pubblicata da Einaudi.

Seguono una serie di romanzi, tutti pubblicati dalla casa editrice Adelphi, tra cui il famoso “Il re ne comanda una” nel 1968, che si piazza tra i primi cinque finalisti per il prestigioso Premio Selezione Campiello. Altri romanzi di successo sono “Palla avvelenata” nel 1971, “Vita col mare” nel 1973, “La stanza dei rifiuti” nel 1976 e “Il richiamo di Alma” nel 1980. Anche quest’ultimo romanzo gli permette di raggiungere la finale del Premio Selezione Campiello.

Nei suoi romanzi, Mattioni si distingue per l’analisi attenta e cruda delle vite di personaggi comuni, immersi nella routine quotidiana e afflitti da un malessere indefinito, spesso legato a una realtà estranea e senza tempo. Con uno stile disincantato e privo di fronzoli, l’autore permette al lettore di immergersi nelle storie, lasciando che siano le proprie esperienze e riflessioni a fornire le risposte alle domande che l’autore stesso non può o non vuole dare.

Con la scomparsa di Stelio Mattioni, Trieste ha perso uno dei protagonisti della sua cultura nel secondo dopoguerra. Tuttavia, la città continua a essere rappresentata degnamente da altri grandi scrittori che portano avanti la sua eredità.

10 – Virgilio Giotti

Virgilio Giotti, noto come Virgilio Schönbeck (Trieste, 15 gennaio 1885 – Trieste, 21 settembre 1957), è stato uno dei celebri poeti e scrittori di Trieste, principalmente conosciuto per i suoi versi scritti in dialetto triestino. Il suo talento artistico si sviluppò a Trieste, quando la città faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico, dove nacque il 15 gennaio 1885. Suo padre, Riccardo Schönbeck, era un triestino di origini germano-boeme, mentre sua madre, Emilia Ghiotto, era veneta, e fu da lei che Virgilio prese il suo pseudonimo artistico.

Nel 1907, Virgilio si trasferì con la sua famiglia a Firenze per evitare il servizio militare asburgico. Per diversi anni, lavorò come viaggiatore di commercio, visitando principalmente la Svizzera. Nonostante la testimonianza di Prezzolini, non ebbe alcun contatto con il gruppo letterario “La Voce”. Nel 1912, incontrò Nina Schekotoff, una donna di origine russa, che divenne presto la sua compagna di vita. Insieme ebbero tre figli: la piccola Tanda (Natalia), Paolo e Franco, quest’ultimi perduti in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1920, Virgilio tornò a Trieste. Nonostante abbia pubblicato prosa e soprattutto liriche su importanti riviste, come “Solaria”, con cui si avvicinò agli intellettuali triestini, in particolare Giani Stuparich, visse in isolamento fino alla sua morte il 21 settembre 1957. Durante questo periodo, lavorò come venditore di giornali e successivamente come impiegato presso l’Ospedale Maggiore di Trieste.

Nelle prime poesie di Giotti si può percepire l’influenza di poeti come Pascoli, Gozzano e i crepuscolari, sia nello stile che nei temi. Tuttavia, a partire da “Caprizzi, Canzonete e Stòrie”, la sua poesia è dominata da motivi melodici che lo avvicinano a Di Giacomo e ad alcune opere di Saba.

Il dialetto utilizzato da Giotti è un dialetto che, pur mantenendo la sua autenticità, è intellettualistico anziché volgare, e sembra contrastare con la natura dei suoi temi legati alla quotidianità di una Trieste molto introversa. A differenza di Svevo e Saba, la Trieste di Giotti non è il porto asburgico della Mitteleuropa, ma piuttosto un ritratto semplice di affetti e persone. La sua triestinità, estranea alla ricerca del pittoresco e del folkloristico, si esprime attraverso l’uso del dialetto e l’ambientazione, che fungono da sfondo per una poesia di grande tensione lirica.

11 – Manlio Cecovini

Manlio Cecovini, nato il 29 gennaio 1914 e scomparso il 6 novembre 2010, è stato un noto politico, ed uno degli scrittori di Trieste, specializzato in saggistica. Pur affermando che il cognome Cecovini avesse origini slovene (da Čehovin) e facendo parte dell’ambiente multiculturale e multietnico dell’Austria-Ungheria a Trieste, Cecovini ha sempre sottolineato la sua “italianità” con chiarezza.

Ha conseguito la laurea in giurisprudenza a Bologna nel 1936 e ha intrapreso la carriera nella magistratura, ricoprendo ruoli di pubblico ministero e giudice civile a Milano. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo essere stato richiamato alle armi, ha prestato servizio nella Divisione Julia sul fronte greco-albanese. Successivamente, è stato assegnato all’ufficio legale del governo militare alleato e ha lavorato come Avvocato dello Stato.

Nel 1975, Manlio Cecovini ha fondato la Lista per Trieste e ha ricoperto la carica di sindaco di Trieste dal 1978 al 1983. Contestualmente, dal 1979 al 1984, è stato membro del Parlamento europeo, e successivamente è stato consigliere regionale del Friuli-Venezia Giulia. Cecovini è stato affiliato al Partito Liberale Italiano e ha ricoperto il ruolo di presidente onorario dell’Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione. Inoltre, ha assunto il titolo di sovrano gran commendatore del supremo consiglio d’Italia del Rito scozzese antico ed accettato della libera muratoria universale per la giurisdizione massonica italiana dal 1977 al 1986.

Nel 2004, è stato insignito del premio San Giusto d’Oro dai giornalisti del Friuli Venezia Giulia in riconoscimento del suo impegno e delle sue contribuzioni. Manlio Cecovini è stato una figura di spicco nella scena politica e culturale di Trieste e ha lasciato un’impronta significativa nella storia della città.

12 – Pietro Kandler

Pietro Paolo Kandler, nato il 23 maggio 1804 e scomparso il 18 gennaio 1872, è stato uno degli stimati scrittori di Trieste, storico, archeologo e giurista italiano. Appartenente a una famiglia di origini viennesi trapiantatasi a Trieste nel XVII secolo (il cognome originale era Chandler), Kandler possedeva una vasta conoscenza linguistica ma preferiva esprimersi in italiano.

Dopo aver completato gli studi di diritto presso le università di Vienna e Pavia, Pietro Paolo Kandler è stato considerato una figura di spicco nella cultura triestina del XIX secolo. La sua opera si caratterizzava per l’influenza illuminista, derivata dalla sua osservazione delle riforme attuate durante l’occupazione francese di Trieste.

Dopo la scomparsa di Domenico Rossetti De Scander, con cui aveva lavorato, Kandler divenne avvocato del Comune di Trieste e nel 1856 fu nominato conservatore dei monumenti per il Litorale. Fu l’unico conservatore scelto dall’impero asburgico per i territori successivamente italiani, comprese le province di Trieste e Gorizia. Si dedicò a lungo alla raccolta e pubblicazione di epigrafi e antichità romane dell’area nord-adriatica, con particolare attenzione ai bolli laterizi che furono catalogati da Theodor Mommsen nel Corpus Inscriptionum Latinarum.

Tra le sue opere più note si ricordano il Codice diplomatico istriano (1847), una raccolta in sei volumi degli statuti delle varie città istriane, tra cui Parenzo, Rovigno e Cittanova, e la Storia del consiglio dei patrizi di Trieste (1858).

Pietro Paolo Kandler utilizzò gli pseudonimi di Giusto Traiber e Giovannina Bandelli per alcune delle sue pubblicazioni, arricchendo così la sua produzione letteraria. La sua erudizione e il suo contributo alla cultura triestina rimangono riconosciuti e apprezzati ancora oggi.

13 – Giulio Camber Barni

Giulio Camber Barni, nato il 23 dicembre 1891 e scomparso in Albania il 24 novembre 1941, è stato uno dei noti poeti e scrittori di Trieste, avvocato e militare italiano. È celebre soprattutto per le sue poesie di guerra, raccolte in due opere: La comica (1935) e Spirito di confine (1966).

Padre di Irene Camber, campionessa olimpionica di scherma, e nonno del sottosegretario della Marina Mercantile Giulio Camber, Giulio Camber nasce a Trieste il 23 dicembre 1891. Dopo aver frequentato le scuole elementari in compagnia di Giani Stuparich, prosegue gli studi presso il ginnasio di Trieste e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e filosofia all’Università di Vienna.

Durante lo scoppio della prima guerra mondiale, viene arruolato nell’esercito austro-ungarico ma decide di disertare e fuggire in Italia. Cambia il suo cognome in Barni e si arruola volontario nel 2º Reggimento di fanteria dell’esercito italiano a Udine. Durante la guerra, raggiunge il grado di capitano e riceve riconoscimenti al valor militare, tra cui una croce di guerra, una medaglia d’argento (conquistata a Oslavia il 3 novembre 1915) e una medaglia di bronzo (ottenuta a Soupir il 4 ottobre 1918).

Dopo la guerra, si laurea in giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e torna a Trieste dove esercita la professione di avvocato. Partecipa attivamente all’Associazione Nazionale Combattenti e alla Compagnia Volontari Giuliani e Dalmati. Tra il 1920 e il 1921, pubblica le sue poesie di guerra in dodici puntate sul periodico L’emancipazione, sotto il titolo La comica. Le liriche vengono successivamente raccolte in un unico volume da Virgilio Giotti nel 1935, ma la pubblicazione viene sequestrata dal prefetto di Trieste Carlo Tiengo per ragioni politiche. Nel 1938, Barni viene richiamato alle armi per un corso di aggiornamento e successivamente viene promosso maggiore.

All’inizio della seconda guerra mondiale, viene inviato come giudice militare a Bologna, ma decide di chiedere di essere inviato al fronte per combattere. Prende parte ai combattimenti in Albania con le divisioni “Pinerolo” e “Ferrara” e viene poi nominato comandante del 6º Battaglione Guardia alla frontiera di Coriza. Tuttavia, il 24 novembre 1941, perde la vita a causa di una caduta da cavallo.

Nel 1950, Mondadori ripubblica La comica con una lunga prefazione di Umberto Saba e nel 1966 viene pubblicata una raccolta di poesie composte da Barni tra il 1912 e il 1915, intitolata Spirito di confine. La figura di Giulio Camber Barni rappresenta un esempio di coraggio e dedizione alla patria, sia come militare che come poeta. Le sue poesie di guerra trasmettono profonde emozioni e riflessioni sulla realtà e sulle esperienze vissute in prima linea. La sua sensibilità artistica e la sua capacità di esprimere con parole intense e suggestive le emozioni della guerra lo rendono un autore di grande valore letterario.

Oltre alla sua attività poetica, Giulio Camber Barni ha anche lasciato un’impronta significativa nella professione di avvocato, difendendo con passione e impegno i diritti e la giustizia. Il suo ruolo attivo nelle associazioni combattentistiche dimostra il suo impegno costante per il benessere dei veterani e la difesa dei valori patriottici.

La sua famiglia, con la campionessa olimpionica Irene Camber e il sottosegretario Giulio Camber, continua a portare avanti il suo nome e il suo retaggio, mostrando un legame indissolubile con la storia e la cultura di Trieste.

Giulio Camber Barni rimane un esempio di integrità, coraggio e passione per la vita e per il proprio paese. La sua eredità artistica e il suo impegno civile continueranno ad ispirare le generazioni future, testimoniando la forza e la bellezza delle parole nell’interpretazione del mondo e delle esperienze umane

14 – Riccardo Cepach

Riccardo Cepach è uno degli scrittori di Trieste, nato nel 1970 e ancora oggi residente nella sua amata città. Ha completato gli studi laureandosi in Letteratura Italiana, con una tesi focalizzata sullo scrittore Daniele del Giudice. Successivamente, ha ottenuto il dottorato in Italianistica, dedicandosi a una ricerca intitolata “Le maschere di Casanova: Un viaggio nel casanovismo italiano”, che presto sarà pubblicata. Durante gli anni di insegnamento universitario precario, si è interessato alle relazioni tra narrativa letteraria e cinematografica, biografie e all’insegnamento della scrittura creativa e argomentativa.

Riccardo ha condiviso le sue conoscenze attraverso recensioni, interventi e saggi su importanti pubblicazioni periodiche a livello nazionale, principalmente concentrandosi su tematiche letterarie. Uno dei suoi saggi sulla vita e l’opera di Pino Roveredo, un noto concittadino, è stato elogiato da Claudio Magris in due dei suoi scritti. Dal 2004, lavora presso il Museo Sveviano della Biblioteca Civica di Trieste, dove ha contribuito alla realizzazione di numerose pubblicazioni, mostre ed eventi culturali.

Nel 2005, ha fatto una scoperta straordinaria: una favola inedita di Italo Svevo tra le carte della poetessa e spiritista Nella Doria Cambon. Questa scoperta ha ricevuto ampio riconoscimento sia a livello nazionale che internazionale, suscitando interesse nelle riviste specializzate.

Nel 2007, ha curato una mostra e pubblicato un volume intitolato “Quanto hai lavorato per me Caro Fortuna: Lettere e amicizia tra Umberto Saba e Aldo Fortuna (1912-1944)”. Nel 2008, ha ideato e curato la mostra “Guarire dalla Cura: Italo Svevo e la medicina” presso il Museo Sveviano, che ha incluso una raccolta di saggi a sua cura e un documentario video omonimo, di cui ha scritto soggetto e sceneggiatura. Riccardo è sposato con Lisa Deiuri, una poetessa triestina, e insieme hanno un figlio di nome Matias.

15 – Riccardo Pitteri

Riccardo Pitteri, uno dei più rinomati poeti di Trieste, visse tra il 1853 e il 1915. Appartenente alla corrente letteraria carducciana, dedicò la sua penna a scrivere liriche patriottiche che difendevano l’identità italiana della sua amata terra.

Opere come “Nel golfo di Trieste” del 1892, “Patria terra” del 1903 e “Dal mio paese” del 1906 sono solo alcune delle sue composizioni che esaltano i valori e l’amore per l’Italia. La poesia di Pitteri rappresenta un tributo vibrante e appassionato alla sua patria triestina.

16 – Silvio Benco

Enea Silvio Benco, nato il 22 novembre 1874, è stato uno degli scrittori di Trieste, giornalista e critico letterario italiano. Nonostante avesse iniziato i suoi studi in giovane età, una grave malattia ossea lo costrinse a sospendere gli studi e, nel 1890, a causa delle difficoltà economiche familiari, li interruppe definitivamente. Per sostenersi, intraprese la carriera giornalistica utilizzando gli pseudonimi di Falco e Jago nel quotidiano irredentista L’Indipendente di Trieste, dove conobbe Italo Svevo e sua futura moglie, la scrittrice Delia de Zuccoli, che sposò nel 1904. Nel 1903 si trasferì al quotidiano Il Piccolo, dove ebbe l’opportunità di crescere professionalmente e di esprimere le sue idee filo-italiane.

Nel 1913, insieme ad altri giornalisti, contribuì alla fondazione dell’Associazione della Stampa Italiana a Trieste, nonostante la città facesse parte dell’Impero austro-ungarico. Durante la prima guerra mondiale, quando l’Italia entrò in conflitto, Il Piccolo fu chiuso e Benco, insieme ad altri giornalisti, fu generosamente assunto dal quotidiano socialista triestino Il Lavoratore, senza dover cambiare la sua linea editoriale.

Tuttavia, Benco fu sorvegliato dalla polizia austriaca e nel 1916 fu confinato a Linz fino alla fine della guerra nel 1918. Nel 1918, insieme a Giulio Cesàri, fondò il giornale italiano di Trieste, La Nazione, e ne divenne il primo direttore, rimanendo in carica fino al 1923, quando il fascismo prese il potere.

Nonostante fosse stato candidato all’Accademia d’Italia, la sua nomina fu respinta da Benito Mussolini poiché Benco non era affiliato al partito fascista. Tuttavia, nel 1932, ricevette il Premio Mussolini per la letteratura in riconoscimento dei suoi meriti nella difesa dell’italianità di Trieste. Nel 1943, dopo la caduta del regime fascista, Benco tornò a collaborare con Il Piccolo e ne assunse la direzione. Tuttavia, a causa delle minacce dei fascisti, nel settembre dello stesso anno fu costretto a rifugiarsi a Turriaco, piccolo centro della Venezia Giulia, dove morì nel 1949.

Benco era anche amico di James Joyce e curò i suoi primi articoli quando Joyce lavorava come insegnante d’inglese a Trieste. Nel 1921, fu il primo in Italia a segnalare l’importante romanzo di Joyce, “Ulysses”, considerato una delle opere più significative della letteratura europea del Novecento.

Scrittori Triestini – Conclusione

Il viaggio attraverso il mondo degli “Scrittori di Trieste” si avvicina alla fine, ma le loro storie e le loro parole continueranno a vivere nelle pagine dei loro libri. Attraverso le strade di Trieste e oltre, questi autori hanno affrontato temi universali come l’identità, la memoria, la nostalgia e l’amore, lasciando un’impronta indelebile nella letteratura e nella cultura.

Che siate appassionati lettori o nuovi esploratori della scrittura triestina, speriamo che questo articolo abbia offerto un’immersione affascinante nella vita e nell’opera di questi straordinari scrittori. Prendete un libro di uno degli “Scrittori di Trieste” e lasciatevi trasportare in un mondo di emozioni, riflessioni e avventure che solo la scrittura può offrire.

Scoprite la ricca tradizione letteraria di Trieste con gli “Scrittori di Trieste”. Da Italo Svevo a Claudio Magris, esplorate le vite e le opere di questi autori che hanno contribuito alla letteratura italiana e internazionale. Immergetevi nel loro mondo unico e scoprite le influenze culturali che hanno plasmato la loro scrittura.

E adesso, non mi resta che augurarti buona permanenza su Libri-online.net!

Antonella
Antonella

Blogger

Da sempre sono appassionata della lettura, una vera divoratrice di carta stampata. Mi piace leggere quasi tutto.

Oggi oltre a leggere scrivo. Ho sempre ammirato gli scrittori, e quindi adesso mi piace essere una di loro.

Cerchi Qualcosa?

Ti è Piaciuto Questo Articolo? Fammelo Sapere nei Commenti!

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei uno scrittore?
Ti piacerebbe essere citato tra gli scrittori della tua regione?
Contattami cliccando qui

Pin It on Pinterest