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Scrittori di Prato: Migliori Autori e Poeti Pratesi

da | 2 Giu 2023

Benvenuti alla scoperta dei talentuosi scrittori di Prato, una città toscana che ha dato i natali a numerosi autori di grande rilevanza letteraria.

In questo articolo, esploreremo la vibrante scena letteraria di Prato, dove la bellezza dei paesaggi e la ricchezza della storia si uniscono all’ispirazione creativa dei suoi scrittori. Da poeti a romanzieri, da drammaturghi a saggisti, Prato ha ospitato una vasta gamma di talenti letterari che hanno lasciato un’impronta significativa nel panorama culturale italiano.

Ci immergeremo nelle loro opere, scopriremo i temi che li hanno affascinati e ci avventureremo nel loro mondo letterario, celebrando la creatività e l’arte di scrivere che caratterizzano la città di Prato.

1 – Paolo Rossi

Paolo Rossi (Prato, 23 settembre 1956 – Siena, 9 dicembre 2020) è stato un talentuoso calciatore italiano, noto per la sua abilità nel ruolo di attaccante, ed inoltre uno degli scrittori di Prato. La sua carriera è stata segnata da grandi successi, tra cui la vittoria del campionato del mondo nel 1982 con la nazionale italiana.

Affettuosamente soprannominato Pablito dopo il suo eccezionale rendimento nel campionato del mondo del 1978 in Argentina, Paolo Rossi è stato un protagonista indiscusso del calcio mondiale. È ricordato soprattutto per le sue prodezze e i suoi gol nella successiva rassegna mondiale in Spagna nel 1982, dove si è aggiudicato il titolo di capocannoniere. Nello stesso anno, ha anche conquistato il prestigioso Pallone d’oro.

Il suo talento e la sua abilità nel segnare gol lo hanno portato a detenere, insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri, il record italiano di marcature ai campionati mondiali di calcio, con un totale di 9 gol. Paolo Rossi è stato anche il primo giocatore nella storia a vincere contemporaneamente il titolo di campione del mondo, il titolo di capocannoniere della competizione e il Pallone d’oro, un traguardo davvero eccezionale.

Il suo contributo al calcio italiano è stato riconosciuto in diverse occasioni. Nel 2004 è stato incluso nella prestigiosa lista FIFA 100, che raccoglie i 125 migliori calciatori viventi selezionati da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione. Inoltre, è stato inserito al 12º posto nell’UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d’Europa dei cinquant’anni precedenti.

Nel 2002, Paolo Rossi ha pubblicato la sua autobiografia intitolata “Emozioni senza tempo: La mia avventura nel calcio”. In questo libro, l’ex calciatore racconta le emozioni e gli avvenimenti legati ai suoi tre gol segnati contro il Brasile, durante quella indimenticabile partita terminata con il punteggio di tre a due. Paolo Rossi descrive questi gol come il momento più significativo della sua carriera da calciatore e li considera come il fiore all’occhiello della sua vita. Questo libro è un’opportunità per condividere con i lettori l’intensità di quelle emozioni e le sfide che ha affrontato nel corso della sua carriera.

Nel 2012, insieme a sua moglie Federica Cappelletti, giornalista e scrittrice, Paolo Rossi ha scritto il libro “1982: La magia del mio mondiale”. In questa opera, Rossi ha voluto approfondire l’esperienza straordinaria vissuta durante il campionato mondiale del 1982 in Spagna. Con l’aiuto di sua moglie, Paolo Rossi ha cercato di capire perché anche dopo tanti anni, le persone ancora lo riconoscono per il suo ruolo nel successo della nazionale italiana. Questo libro è stato un modo per Paolo Rossi di ripercorrere i momenti più significativi di quella competizione e condividere le sue emozioni e le sue riflessioni sulla grande vittoria.

Nel 2016, Paolo Rossi è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano e, nel 2021, nella Walk of Fame dello sport italiano, un onore riservato ai grandi campioni che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia dello sport nel nostro paese. La sua eredità calcistica rimarrà sempre viva e il suo nome sarà per sempre associato a momenti di gloria e successi memorabili.

2 – Curzio Malaparte

Curzio Malaparte, pseudonimo di Kurt Erich Suckert, è stato uno dei più poliedrici scrittori di Prato, noto per la sua versatilità artistica e il suo contributo significativo al panorama letterario del Novecento. Nato il 9 giugno 1898 e morto il 19 luglio 1957, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della letteratura italiana.

La sua carriera abbracciò molteplici ambiti, dalla scrittura al giornalismo, dalla militanza militare alla poesia, fino alla regia cinematografica. Curzio Malaparte fu una figura poliedrica che si espresse con maestria in diversi generi letterari. Il suo stile realistico, caratterizzato da una forte immaginazione, gli permise di creare opere che colpirono l’immaginario collettivo.

Tra i suoi romanzi più celebri si annoverano “Kaputt” e “La pelle”, opere che trassero ispirazione dalla sua esperienza di giornalista e ufficiale durante le due guerre mondiali. Attraverso queste pagine, Malaparte ha offerto uno sguardo crudo e autentico sulla realtà bellica, descrivendo le atrocità e le contraddizioni dell’umanità in momenti di estrema crisi.

Oltre alla narrativa, Malaparte si distinse anche per i suoi saggi, tra cui il celebre “Maledetti toscani”, in cui affrontò in maniera critica e provocatoria diverse tematiche legate alla società italiana del suo tempo.

Il suo stile letterario, al contempo cinico e compassionevole, lo ha reso un autore di rilievo nel panorama letterario italiano ed europeo. Malaparte è stato spesso paragonato allo scrittore francese Louis-Ferdinand Céline, con cui intrattenne una corrispondenza epistolare e condivise alcune affinità tematiche ed espressive legate all’espressionismo.

Curzio Malaparte ha lasciato un’eredità letteraria significativa, caratterizzata da una scrittura potente e provocatoria, capace di svelare la complessità dell’animo umano e di indagare i meandri della condizione umana. La sua voce, ancor oggi, continua a suscitare interesse e ad ispirare nuove generazioni di lettori.

3 – Carlo Livi

Carlo Livi è stato fisiologo e psichiatra di grande rilevanza nel panorama scientifico italiano, ed anche uno degli scrittori di Prato. E’ nato l’8 settembre 1823 da Rosa Cipriani e Giovanni, un umile fornaio. Nonostante le sue origini modeste, ha avuto l’opportunità di ricevere un’ottima istruzione frequentando il prestigioso Collegio Cicognini di Prato e seguendo le lezioni di Atto Vannucci e Giuseppe Arcangeli, noti patrioti dell’epoca. Ha trascorso anche quattro anni nel seminario arcivescovile di Prato sotto la guida di Monsignor Giovanni Pierallini.

Successivamente, Carlo Livi si è iscritto alla facoltà di medicina dell’Università di Pisa. Nel 1848, durante il suo ultimo anno di studi, si è dedicato agli ideali patriottici e ha fatto parte del battaglione universitario toscano, arruolandosi tra i primi studenti nella battaglia di Curtatone e Montanara, in concomitanza con i moti antecedenti alla prima guerra d’indipendenza. Dopo il fallimento di tale tentativo, ha completato gli studi e si è specializzato in psichiatria presso l’Istituto di studi superiori e di perfezionamento di Firenze, sotto la guida di Maurizio Bufalini.

Nel corso della sua carriera professionale, Carlo Livi ha ricoperto ruoli di grande importanza. Nel 1858 è stato nominato direttore del manicomio di San Niccolò di Siena dalla Confraternita dei disciplinati di Siena, oltre a diventare professore di medicina legale e igiene. Nel 1873 ha accettato la direzione del prestigioso ospedale psichiatrico S. Lazzaro di Reggio Emilia, contribuendo a trasformarlo in un centro di eccellenza per gli studi di psichiatria.

Un’altra fondamentale contribuzione di Carlo Livi è stata la creazione nel 1875 della Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale, insieme ai suoi allievi Enrico Morselli e Augusto Tamburini. Questa rivista ha svolto un ruolo chiave nel conferire alla psichiatria un prestigio che si è consolidato grazie alla collaborazione con le discipline giuridiche e antropologiche.

Il 4 giugno 1877, durante un suo coinvolgimento come perito in un processo a Livorno, Carlo Livi è stato colpito da un ictus che ha purtroppo causato la sua morte. La sua influenza nel campo medico e politico è stata così significativa che sono state intitolate in suo onore il liceo scientifico e linguistico di Prato e la biblioteca scientifica dell’ex-ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, a testimonianza dell’impatto duraturo che ha avuto nella società.

4 – Edoardo Nesi

Edoardo Nesi, uno degli scrittori di Prato e politico italiano, è nato il 9 novembre 1964. Proveniente da una famiglia di imprenditori nel settore tessile, dopo aver completato gli studi presso il liceo scientifico, ha diretto per quindici anni l’azienda di famiglia, che ha poi dovuto cedere nel 2004 a causa della crisi economica e finanziaria.

Oltre alla sua attività di scrittore, Edoardo Nesi ha anche lavorato come traduttore, trasponendo in italiano racconti, saggi, sceneggiature e romanzi di autori di spicco come Stephen King, Malcolm Lowry, Quentin Tarantino e David Foster Wallace. Ha inoltre collaborato con la casa editrice Fandango, di cui è stato socio e direttore. Nel 2001 ha scritto e diretto l’adattamento cinematografico del suo romanzo “Fughe da fermo”, prodotto proprio dalla Fandango.

Nel 2011 ha ottenuto il prestigioso Premio Strega con il suo romanzo “Storia della mia gente”, pubblicato da Bompiani. In questo libro, Edoardo Nesi racconta la realtà dell’industria tessile di Prato e la storia della sua famiglia. Ha inoltre vinto il Premio Cortina d’Ampezzo nel 2015 con il romanzo “L’estate infinita”, sempre edito da Bompiani.

Nel campo politico, nel 2009 è stato nominato assessore alla Cultura e allo sviluppo economico della Provincia di Prato nella giunta provinciale di centro-sinistra guidata da Lamberto Gestri del Partito Democratico. Ha lasciato questa carica nell’ottobre 2012 per aderire all’associazione Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo.

Alle elezioni politiche del 2013 è stato candidato alla Camera dei deputati con le liste di Scelta Civica nella circoscrizione Toscana, venendo eletto deputato nella seconda posizione. Successivamente, nel 2013, ha abbandonato Scelta Civica e si è unito al gruppo misto, pur continuando a sostenere la maggioranza.

Durante la XVII legislatura della Repubblica, Edoardo Nesi ha fatto parte della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione, ricoprendo brevemente il ruolo di capogruppo per il gruppo parlamentare di Scelta Civica per l’Italia. È stato anche capogruppo per il gruppo misto nella 10ª Commissione Attività produttive, commercio e turismo.

5 – Sem Benelli

Sem Benelli fu poeta, uno degli scrittori di Prato e drammaturgo italiano, nato il 12 agosto 1877 a Filettole e morto il 18 dicembre 1949 a Zoagli. È stato un autore di testi teatrali, sceneggiature per il cinema e libretti d’opera.

Sebbene sia stato spesso paragonato a “un D’Annunzio di minor rilievo” (come affermato da Giovanni Papini), il suo talento letterario è stato rivalutato nel tempo, considerandolo una delle figure della tragedia moderna.

Uno dei lavori più famosi di Benelli è il testo teatrale “La cena delle beffe”, una tragedia ambientata nella Firenze medicea di Lorenzo il Magnifico, che ottenne un enorme successo. Da questo dramma nel 1941 il regista Alessandro Blasetti realizzò un celebre film omonimo con Amedeo Nazzari e Clara Calamai.

Il libretto tratto dalla riduzione del testo teatrale fu adattato da Umberto Giordano per l’opera omonima, che debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 20 dicembre 1924. La bibliografia teatrale di Benelli comprende una trentina di titoli, sviluppati nel corso di circa quarant’anni, che spaziano dal dramma sociale alla commedia di ambientazione borghese.

Benelli, padre del giornalista Sennuccio Benelli e nonno della regista Gioia Benelli, proveniva da una famiglia di artigiani umili e dovette interrompere gli studi a causa della morte prematura del padre. Dopo una breve esperienza come giornalista, si avvicinò alla letteratura da autodidatta e scrisse la sua prima commedia, “Tìgnola”, quando aveva poco più di trent’anni nel 1908.

Secondo i critici, l’arte letteraria di Benelli, in particolare la sua produzione principale dal 1908 al 1915, si distingue per una ricercata ricchezza di simbolismi, sebbene influenzata da un erotismo cupo e da forti connotazioni psicologiche. Le sue opere successive non hanno aggiunto molto al suo valore come scrittore dalle molteplici sfaccettature. Tuttavia, sono da segnalare le commedie come “Adamo ed Eva” del 1933, “Madre Regina” ed “Eroi” messe in scena nel 1934, e “Caterina Sforza”, ispirata all’omonimo personaggio storico, nel 1938.

6 – Riccardo Berti

Riccardo Berti, uno dell’elenco degli scrittori di Prato, nelle vesti di giornalista, è nato il 4 luglio 1946 e morto il 4 aprile 2010 a Firenze. Con una carriera che spaziava dal giornalismo scritto alla radio, Berti ha ricoperto diversi ruoli di rilievo nel campo dell’informazione.

Iniziando come giornalista professionista nel 1970, ha lavorato come cronista, inviato, caporedattore e vicedirettore. Ha diretto importanti quotidiani come Il Piccolo di Trieste, La Nazione di Firenze e ha fondato Il Giornale della Toscana.

Berti ha anche avuto esperienze nel mondo politico, facendo parte per un breve periodo dell’ufficio stampa del partito Forza Italia. Nel 2002, è diventato direttore dei canali di pubblica utilità (Isoradio) di RadioRai. Una delle sue interviste più note è stata quella in diretta a Silvio Berlusconi, che ha suscitato scalpore per la sua durata eccezionale.

Nel 2005, ha condotto la striscia quotidiana Batti e ribatti su Rai 1, prendendo il posto di Enzo Biagi. Durante il suo periodo di conduzione, è stato oggetto di polemiche per le domande ritenute troppo morbide rivolte ai politici di centrodestra. Dopo un’esperienza televisiva non particolarmente esaltante, Berti è tornato al giornalismo radiofonico con Isoradio.

Nonostante la sua carriera di successo nel giornalismo, Berti ha avuto anche un forte impegno sociale. Ha svolto volontariato nel servizio di pronto soccorso delle Misercordie ed è autore di un libro sulla storia dei vigili del fuoco.

Nel 2008, il Partito della Libertà gli ha proposto di candidarsi per la carica di sindaco di Prato, ma Berti ha rifiutato l’offerta.

Nell’agosto 2009, il Consiglio di Amministrazione della RAI lo ha nominato direttore di GR Parlamento e condirettore del GR3.

Nel 2010, Berti è scomparso a causa di una malattia tumorale, mentre era ricoverato in una clinica fiorentina. La sua morte ha rappresentato una grande perdita per il mondo del giornalismo e per tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato.

7 – Cesare Guasti

Cesare Guasti, uno degli scrittori di Prato e filologo, nacque il 4 settembre 1822 e morì il 12 febbraio 1889 a Firenze. Figlio di Ranieri Guasti, libraio e stampatore, e Rosa Sacchi, Cesare crebbe in un ambiente familiare profondamente religioso. La sua formazione avvenne nel collegio Cicognini, diretto dal canonico Giuseppe Silvestri, di cui Cesare scrisse la biografia nel 1874.

Fin da giovane, Cesare mostrò un talento per la scrittura e la poesia. Nel 1837 compose un Canto in occasione dell’elezione del nuovo vescovo di Pistoia e Prato, Giovan Battista Rossi. Iniziò a collaborare nella tipografia di famiglia come correttore di bozze e nel 1842 entrò a far parte dell’Ordine francescano come terziario. Nello stesso anno, pubblicò la sua traduzione de “La storia di San Francesco d’Assisi” di Émile Chavin de Malan.

Negli anni successivi, Cesare continuò la sua attività di scrittore e studioso. Collaborò saltuariamente con la rivista fiorentina “Archivio storico italiano”, pubblicò la “Bibliografia pratese” e diede inizio alle pubblicazioni annuali del “Calendario pratese. Memorie e studi di cose patrie”. Nel 1846, pubblicò la traduzione in volgare delle “Metamorfosi” di Ovidio a cura di Arrigo Simintendi, un autore trecentesco. Nel frattempo, divenne membro dell’Accademia fiorentina della Colombaria e, nel 1853, fu ammesso all’Accademia della Crusca.

Nel 1854, Cesare sposò Annunziata Becherini e dalla loro unione nacquero sei figli. Cesare era un critico del potere politico del papato e si opponeva alla costituzione di un partito cattolico italiano, sperando invece in una conciliazione tra lo Stato liberale e la Chiesa cattolica.

Cesare Guasti è stato descritto come un uomo sinceramente pio, un autore dotto ed elegante. Ha vissuto la vita con sobrietà e ha instillato lo spirito francescano nella sua famiglia. La sua reputazione di studioso e la sua dedizione al lavoro sono state ammirate da tutti coloro che lo hanno conosciuto. Le sue carte sono conservate presso la Biblioteca Roncioniana di Prato.

8 – Giovacchino Benini

Giovacchino Benini, uno degli scrittori di prato e avvocato italiano, vide la luce il 23 febbraio 1799, e trascorse i suoi primi anni di studio presso le scuole comunali, per poi frequentare il Collegio Cicognini. Ottenne la laurea in giurisprudenza a Pisa nel 1819, ma non esercitò mai la professione legale nonostante una breve esperienza forense a Firenze.

Contribuì attivamente all’attività editoriale della tipografia dei fratelli Giachetti a Prato, e successivamente divenne uno dei proprietari della tipografia Aldina insieme a Filippo Alberghetti e Iacopo Martellini.

Giovacchino fu uno dei promotori della fondazione della Cassa di Risparmio di Prato e collaborò con Ferdinando Baldanzi nell’attuazione delle opere di beneficenza promosse da Gaetano Magnolfi. Inoltre, svolse un ruolo importante nel rinnovamento dell’Accademia degli Infecondi di Prato.

Partecipò attivamente al giornale “La Patria” e nel 1848 ricoprì il ruolo di segretario del Comitato elettorale di Prato.

Padre della poetessa Ada Benini, Giovacchino Benini si spense a Prato il 15 dicembre 1866, all’età di 67 anni, lasciando un segno indelebile nella sua comunità.

9 – Alighiero Ceri

Alighiero Ceri, filantropo, politico ed anche uno degli scrittori di Prato di giornalismo, nacque il 12 ottobre 1890 e si spense il 27 gennaio 1986. Già dai primi decenni del Novecento si distinse per il suo impegno volto a sensibilizzare sull’importanza dell’istituzione della Provincia di Prato, fondando nel 1919 l’Associazione “Pro Prato” che successivamente diede origine al “Comitato per la Provincia di Prato”.

Nella seconda parte della sua vita, Alighiero Ceri si dedicò con passione alla promozione della cultura professionale, rivolta sia ai giovani che agli adulti. Per il suo impegno nell’ambito culturale e sociale, ricevette un riconoscimento dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Contribuì con i suoi scritti a diversi giornali della Toscana e assunse la carica di direttore del giornale pratese “Il Bacchino”.

In segno di riconoscimento, il Comune di Prato gli ha dedicato una strada e lo ha ricordato nella pagina web dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, come testimonianza del suo importante contributo alla comunità pratese.

10 – Moisé Cecconi

Moisè Cecconi (Iolo, 19 febbraio 1870 – Prato, 25 settembre 1963) è stato uno degli scrittori di Prato. Nato nel piccolo paese di Iolo, situato nella città di Prato, proveniva da una famiglia agiata con interessi nell’agricoltura e nell’industria della seta. Dopo aver completato gli studi ginnasiali presso il Convitto Cicognini di Prato, dovette interrompere gli studi universitari in lettere presso l’Università di Firenze prima di conseguire la laurea.

Durante la sua vita, si sposò due volte, la prima con Caroline Le Liévre de Saint Remy, una ragazza canadese che aveva incontrato a Firenze alla fine del XIX secolo. La loro relazione si sviluppò principalmente attraverso una corrispondenza epistolare intensa, e nel 1904, Cecconi decise di raggiungerla in Canada, dove si sposarono. Vivevano in Italia, gestendo le proprietà terriere di famiglia.

Cecconi frequentò gli ambienti letterari di Firenze e fu in contatto con importanti figure come Gabriele D’Annunzio e Giovanni Pascoli. La sua passione per la scrittura lo portò a collaborare con diverse riviste letterarie, tra cui Il Marzocco, e a sostenere finanziariamente la fondazione di La Voce.

Come scrittore, pubblicò diverse opere di narrativa, tra cui un romanzo e diversi volumi di racconti, che gli valsero una certa notorietà nel panorama letterario dell’epoca.

Moisè Cecconi si spense nella sua casa di Iolo il 25 settembre 1963, all’età di novantaquattro anni. La sua vita fu caratterizzata da una grande dedizione alla scrittura e alla cultura, lasciando un’impronta duratura nella sua città natale di Prato, dove gli è stata dedicata una via in suo onore.

11 – Pietro Cironi

Piero Cironi (Prato, 11 gennaio 1819 – Prato, 1º dicembre 1862) è stato un fervente patriota, noto pubblicista ed uno dei migliori scrittori di Prato. Nato da Clemente, archivista del comune, e Giuseppa Conti, Piero Cironi intraprese i suoi studi presso il Regio Istituto delle Belle Arti di Siena (poi Accademia delle Belle Arti) e successivamente frequentò la scuola di architettura del cavalier Michon a Livorno. Tornato a Prato nel 1835, completò gli studi superiori e si iscrisse all’Università di Pisa, dove conseguì la laurea in scienze matematiche nel 1843. Rientrato nuovamente a Prato, si dedicò a progetti di architettura e ingegneria sia in città che nella Valle del Bisenzio.

Fin dai suoi giorni universitari, Cironi si distinse come diffusore del periodico mazziniano L’apostolato popolare e si avvicinò a importanti docenti come Giuseppe Montanelli e Silvestro Centofanti. Contribuì attivamente alla diffusione della stampa clandestina di orientamento patriottico in Toscana durante gli anni ’40.

In questo contesto, tradusse lo studio di Lammennais intitolato “Une voix de prison” con il titolo “Il presente e l’avvenire dei popoli”. Manifestò una profonda diffidenza verso le idee neoguelfe e nel 1847 compì un gesto clamoroso durante le celebrazioni per l’istituzione della Guardia Civica da parte del granduca Leopoldo II di Toscana: sfilò per Firenze portando una bandiera tricolore con le parole “Popolo, Dovere e Diritto”.

A partire dal 1836, Cironi iniziò a scrivere un diario personale che documentava sia gli eventi quotidiani che elementi fondamentali per comprendere le dinamiche e la struttura del movimento democratico e mazziniano del Risorgimento. Questo diario, composto da 14 libri che coprono il periodo dal 1836 al 1862, è stato depositato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze sin dal 1900.

Partecipò attivamente ai moti risorgimentali del 1848, ma per questo fu esiliato, conducendo una vita nomade sia in Italia che all’estero. Negli ultimi anni della sua vita, Cironi assunse la direzione del periodico fiorentino “L’Unità d’Italia” e si dedicò alla stesura della sua opera più famosa, “La stampa nazionale italiana”, pubblicata da Alberghetti. Allo stesso tempo, aderì alle Fratellanze Artigiane di Firenze e Prato, contribuendo anche alla stesura dei loro statuti.

Non mancò di commentare i principali eventi dell’epoca, come la morte di Cavour e la spedizione in Aspromonte di Garibaldi. La sua visita al generale ferito dopo gli scontri con l’esercito sabaudo fu l’ultimo atto di Piero Cironi. Afflitto dalle fatiche e dalle precarie condizioni fisiche che aveva sopportato negli ultimi anni, si spense a Prato il 1º dicembre 1862.

12 – Armando Meoni

Armando Meoni (Prato, 18 gennaio 1894 – Prato, 23 novembre 1984) è stato uno degli illustri scrittori di Prato.

Cresciuto in una famiglia operaia, ha frequentato la scuola tecnica presso il Convitto nazionale statale Francesco Cicognini di Prato, dove ha instaurato un’amicizia duratura con Curzio Malaparte, nonostante le loro diverse personalità. Le difficoltà economiche familiari hanno impedito a Meoni di continuare gli studi, ma ha continuato la sua formazione come autodidatta, lavorando nel settore tessile come impiegato. Tra il 1912 e il 1915, ha frequentato la scuola di recitazione teatrale “Tommaso Salvini” a Firenze. Nel 1915, si è sposato con Aida Tasselli, una donna di Prato, e l’anno successivo è partito per la prima guerra mondiale.

Dopo il ritorno a Prato, Meoni ha lavorato come direttore dell’ufficio esportazioni di un’azienda tessile e in seguito è diventato rappresentante autonomo per lo stesso settore. Questo costante e intenso contatto con la realtà industriale tessile di Prato ha inevitabilmente influenzato la sua attività di scrittore. Nonostante la sua natura riservata e intransigente, il suo impegno politico lo ha portato a ricoprire incarichi amministrativi a livello comunale e provinciale per lungo tempo.

Il 23 novembre 1984, Meoni è deceduto nella sua città natale, Prato. La critica letteraria offre un giudizio vario sul suo lavoro, con alcune riserve che evidenziano alcune forzature retoriche e un populismo appassionato e sincero. Al contrario, ci sono coloro che lodano la sua coerenza e profondità, delineando un’immagine inconfondibile di Meoni come scrittore, destinata a crescere nella consapevolezza e nell’apprezzamento dei lettori contemporanei.

13 – Giovanni Di Gherardo da Prato

Giovanni di Gherardo da Prato, conosciuto anche come Giovanni Gherardi (Prato, 1360/1367 – ante 1446), è stato un poliedrico studioso italiano, specializzato in giurisprudenza, matematica, uno degli scrittori di Prato e umanista. Figlio di un mercante ambulante, ha completato i suoi studi di giurisprudenza a Padova, dove ha avuto l’opportunità di seguire le lezioni del rinomato filosofo e matematico Biagio Pelacani.

Dopo essersi trasferito a Firenze, ha intrapreso la carriera di giudice e notaio, ma ha sempre mostrato un grande interesse per gli studi letterari. A partire dal 1414, ha lavorato come consulente legale e archivista per Orsanmichele. Nel 1417 ha tenuto dei corsi di lettura delle opere di Dante presso lo Studio fiorentino, fino a quando nel 1425 la cattedra è stata soppressa. Durante questo periodo, ha scritto un trattato filosofico intitolato “Paradiso degli Alberti”, che prendeva il nome da una famosa villa nei dintorni di Firenze.

Come allievo di Cino Rinuccini, Giovanni Gherardi si è anche dedicato alla scrittura di versi, tra cui un poema intitolato “Il Giuoco d’Amore”, il “Trattato d’una angelica cosa mostrata per una divotissima visione” scritto in forma di polimetro con un carattere mistico, un poema in due libri di carattere allegorico ispirato a Dante, e un’opera incompiuta intitolata “Philomena”, che si trova presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze con la segnatura ms. Magliabechiano VII, 702.

Giovanni da Prato è stato attribuito anche come autore di un’opera in prosa composta da cinque libri, in cui, seguendo l’esempio del “Filocolo” di Boccaccio, sono narrate novelle, storie mitologiche, descrizioni dei paesaggi toscani, viaggi immaginari e conversazioni tenute da una colta brigata fiorentina nella primavera del 1389 presso la villa del Paradiso nel borgo del Bandino di Antonio Alberti. Quest’opera è stata scoperta nel 1864 da Aleksander Wesselofsky, che ha identificato l’autore e le ha attribuito il titolo di “Paradiso degli Alberti”. Wesselofsky ha anche pubblicato per la prima volta l’opera nel 1867-69, accompagnandola con un ampio apparato critico.

Intorno al 1406 è stato composto il poemetto “L’Acquettino” in cui viene attaccato Giovanni da Prato.

Il personaggio di Giovanni da Prato compare insieme ad Antonio Alberti nella foresteria del Convento del Paradiso nel film di Lorenzo Andreaggi “I trabocchetti del Bandino”, interpretato da Niccolò Biffoli.

14 – Emanuele Bettini

Emanuele Bettini, nato il 20 gennaio 1917, è stato un poliedrico artista ed anche uno degli scrittori di Prato, noto anche come poeta e pittore. I suoi genitori erano Ottaviano, giornalista e scrittore, e Giuseppina Rocchi, insegnante elementare. Durante il periodo fascista, suo padre fu vittima di ripetute intimidazioni e offese che lo portarono a un profondo malessere e, purtroppo, al suicidio nel 1926. Dopo la morte del padre, Emanuele fu mandato ad Assisi, dove frequentò il Regio Convitto Nazionale Principe di Napoli fino all’età di 18 anni.

Successivamente, si iscrisse alla facoltà di Magistero presso l’Università di Firenze, laureandosi in Storia della Filosofia e Pedagogia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, prestò servizio come ufficiale nel 113° Reggimento Fanteria, combattendo in diverse zone, principalmente nel sud Italia, ma anche in Francia e in Provenza. Durante il conflitto, a Noli, conobbe Carla Goitre, che sarebbe diventata sua moglie.

Dopo la guerra, Bettini tornò a Prato e divenne insegnante di lettere, coltivando contemporaneamente le sue grandi passioni: poesia, letteratura e pittura. Come poeta, pubblicò diverse raccolte di poesie, tra cui “Città di notte” nel 1970, con una prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti. Come scrittore, pubblicò numerosi racconti, tra cui “Viaggio a Roma” nel 1966, “Il direttore delle Poste” nel 1976, “La battitura” nel 1984 e “Il plagio” nel 1988. Tra i suoi romanzi, il più acclamato è stato “Grigie storie di uomini e cani”, ambientato sul fronte jugoslavo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Bettini era profondamente convinto che la cultura dovesse essere libera, distante da ogni ideologia politica e fortemente legata alla cittadinanza, al servizio della gente comune e al sostegno delle problematiche sociali. Lottò contro la mercificazione dell’arte e promosse mostre d’arte nelle fabbriche, nelle strade e nei quartieri. Dal 1998 fino alla sua morte, avvenuta il 21 novembre 2002, fu socio onorario dell’Associazione Culturale Pratese Il Castello, che organizzò numerose iniziative in sua memoria. Il fondo Emanuele Bettini è conservato presso la Biblioteca Roncioniana di Prato.

Scrittori Pratesi Conclusione

La città di Prato, con il suo fascino storico e la sua vivace scena culturale, ha nutrito una pletora di talenti letterari che hanno dato vita a opere affascinanti e significative. Attraverso le parole dei suoi scrittori, abbiamo avuto l’opportunità di immergerci in mondi letterari straordinari, esplorando emozioni, riflessioni e narrazioni che ci hanno arricchito.

Gli scrittori di Prato hanno saputo cogliere l’essenza della città, trasformandola in parole che risuonano nel cuore dei lettori. Attraverso poesie incantevoli, romanzi coinvolgenti e saggi illuminanti, hanno creato una connessione profonda tra la città e la letteratura. Sono stati testimoni e narratori della storia, delle tradizioni e delle sfaccettature della vita a Prato.

Che tu sia un appassionato di letteratura o un curioso viaggiatore, Prato ti invita a scoprire il suo ricco patrimonio letterario, ad immergerti nelle pagine dei suoi scrittori e ad esplorare le strade e gli angoli che hanno ispirato la loro creatività. Scopri la magia delle parole e il potere della narrazione nella città di Prato, dove l’arte e la letteratura si incontrano per creare un’esperienza unica e indimenticabile.

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Antonella
Antonella

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Da sempre sono appassionata della lettura, una vera divoratrice di carta stampata. Mi piace leggere quasi tutto.

Oggi oltre a leggere scrivo. Ho sempre ammirato gli scrittori, e quindi adesso mi piace essere una di loro.

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