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Scrittori di Gorizia: Migliori Autori e Poeti Goriziani

da | 30 Mag 2023

Benvenuti nell’articolo dedicato agli scrittori di Gorizia, una città ricca di talenti letterari che hanno contribuito in modo significativo alla cultura e alla letteratura locale.

Situata nella suggestiva regione del Friuli-Venezia Giulia, Gorizia ha dato i natali a numerosi autori di grande spessore, le cui opere hanno lasciato un’impronta indelebile nel panorama letterario nazionale.

Attraverso questo articolo, esploreremo la vita e le opere di alcuni degli scrittori più celebri e influenti provenienti da Gorizia, scoprendo il loro stile unico, le tematiche affrontate e l’impatto che hanno avuto sulla cultura letteraria della regione.

1 – Paolo Marensig

Paolo Maurensig è stato uno dei noti scrittori di Gorizia (1943-2021), il cui talento ha lasciato un’impronta significativa nella scena letteraria. Dopo aver completato gli studi classici a Gorizia, l’autore si è trasferito a Milano, dove ha intrapreso la sua carriera come rappresentante commerciale prima di avvicinarsi al mondo dell’editoria.

La sua fama letteraria è esplosa nel 1993 con la pubblicazione del suo romanzo “La variante di Lüneburg”. Questa opera avvincente narra una partita di scacchi tra due maestri, ambientata durante la seconda guerra mondiale, e culmina in una rivelazione sorprendente che svela le vere identità dei giocatori. Successivamente, nel 1996, Maurensig ha scritto il suo secondo romanzo, “Canone inverso”, che ruota attorno alla musica e si svolge nell’Europa centrale.

La potenza delle sue storie ha anche ispirato una versione cinematografica diretta da Ricky Tognazzi. Oltre alla sua carriera letteraria, Maurensig ha svolto un ruolo attivo come assessore del Comune di Udine e ha ricevuto numerosi premi letterari in riconoscimento del suo talento. Tra i premi che ha ricevuto ci sono il “Premio Scanno” nel 2019, il “Premio Bagutta” e il “Premio Cortina D’Ampezzo” nel 2016, e il “Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante” nel 1993.

L’eredità di Paolo Maurensig come scrittore friulano rimarrà un importante contributo alla letteratura, lasciando un segno indelebile nella mente dei lettori. La sua capacità di intrecciare storie avvincenti e di esplorare tematiche complesse attraverso la sua scrittura lo rende una figura ammirata nel panorama letterario. La sua voce unica continuerà a vivere attraverso le pagine dei suoi libri, offrendo al pubblico la possibilità di immergersi in mondi affascinanti e di scoprire la bellezza e la potenza della narrativa.

2 – Carlo Michelstaedter

Carlo Michelstaedter (1887-1910) si distingue come un altro degli importanti scrittori di Gorizia e filosofo. Figlio di Alberto, un dirigente delle Assicurazioni Generali di Gorizia, proveniente da una famiglia ebraica istruita. Nonostante le radici ebraiche, Carlo sembra aver avuto un distacco dalla tradizione ebraica, sebbene abbia scoperto solo più tardi di discendere da un antenato cabalista, una scoperta che lo ha profondamente colpito. Suo padre rappresentava la mentalità materialistica dell’Ottocento e rispettava le tradizioni ebraiche pur essendo laico.

Carlo Michelstaedter si è distinto come membro della “Società Filologica Friulana” e ha lasciato un’impronta significativa nella letteratura friulana. Le sue opere sono state scritte in friulano goriziano e testimoniano la sua visione unica e il suo talento letterario.

Inoltre, Michelstaedter ha intrapreso un intenso percorso esistenziale, caratterizzato da una profonda ricerca di un’alternativa di vita, un’illuminazione proveniente da un “altrove”. Questo desiderio di vivere sotto una luce diversa e di abbracciare un orizzonte metafisico si manifesta chiaramente nella sua corrispondenza.

Fin dalla giovane età, Michelstaedter si è rivelato un individuo istintivo e tormentato, desideroso di esplorare diverse lingue e forme di espressione. Questo gli ha consentito di spaziare tra la pittura e la poesia, fino a raggiungere le vette vertiginose della filosofia. La sua sete di conoscenza e la sua passione per l’arte e la riflessione filosofica hanno definito il suo percorso intellettuale, lasciando un’impronta indelebile nella sua opera e influenzando il suo approccio unico alla scrittura e alla ricerca della verità.

Tuttavia, la sua vita è stata segnata da una tragica fine. Il 17 ottobre 1910, Carlo Michelstaedter ha deciso di porre fine alla sua vita in seguito a una disputa con sua madre. Utilizzando una pistola che gli era stata lasciata dall’amico Enrico Mreule, ha compiuto questo atto disperato. Sul frontespizio della sua tesi universitaria, aveva disegnato una lampada a olio, nota come “fiorentina”, e aveva scritto in greco “apesbésthen”, che significa “io mi sono spento”.

Questo gesto tragico ha sconvolto la comunità intellettuale dell’epoca, lasciando dietro di sé un’opera letteraria e filosofica che rimarrà un segno indelebile nella storia della letteratura friulana.

3 – Graziadio Isaia Ascoli

Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907) è stato un eminente fra gli scrittori di Gorizia, nonché un accademico specializzato nelle lingue, nella glottologia e nella glottotetica. Fu anche un influente senatore nel Regno d’Italia durante la XVI legislatura. Nato in una famiglia ebrea agiata, da giovane apprese l’ebraico antico dal rinomato rabbino Samuel Vita Lolli.

Nonostante non potesse frequentare regolarmente la scuola a causa della prematura morte del padre, Ascoli assunse le responsabilità aziendali, gestendo una filanda e una cartiera. Tuttavia, la sua passione per le lingue si sviluppò autonomamente e presto divenne noto in tutta Italia grazie ai suoi scritti, tra cui “Sull’idioma friulano e sulla sua affinità con la lingua valaca” e “Gorizia italiana, tollerante, concorde. Verità e speranze nell’Austria del 1848”.

Ma la vera grandezza di Graziadio Isaia Ascoli risiede nel suo pionieristico lavoro nel valorizzare i dialetti, elevandoli al rango di lingue a tutti gli effetti. Egli fondò la dialettologia come disciplina scientifica e contribuì a rianimare le lingue retoromanze con i suoi scritti sul ladino e sul franco-provenzale.

Uno dei suoi contributi più significativi fu la formulazione del concetto di “sostrato linguistico”, che descrive l’influenza che una lingua sconfitta esercita sulla lingua dominante. Ad esempio, l’uso della “gorgia” nel toscano, che si manifesta nell’aspirazione di alcune consonanti in posizione intervocalica, come in “la casa” o “la cosa”. In passato, ciò era attribuito all’influenza dell’etrusco, un’antica lingua ormai estinta che fu sostituita dal latino.

4 – Demetrio Volcic

Demetrio Volcic (1931-2021), conosciuto anche come Dimitrij Volčič, è stato uno degli scrittori di Gorizia di spicco, nonché giornalista e politico. Nato il 22 novembre 1931 a Lubiana, venne alla luce nel Regno di Jugoslavia a causa della scelta della sua famiglia. La sua famiglia, di origine slovena di Trieste, non si sentiva a proprio agio sotto il regime fascista a Trieste e Gorizia, così si trasferirono a Lubiana, dove potevano esprimersi nella lingua desiderata.

Oltre a essere un autore di talento, Demetrio Volcic era un uomo sposato e padre di due figli, uno residente a Mosca e l’altro nel Regno Unito. Aveva una conoscenza fluente di sei lingue e dimostrava una discreta abilità negli scacchi, come riferito da Francesco Cagliari, che lo incontrò a Mosca in un periodo successivo a un tentato colpo di stato, che si verificò ad agosto negli anni ’90 del XX secolo, evento che Volcic descrisse come un “golpe da operetta”.

In conclusione, Demetrio Volcic fu un giornalista e politico italiano di fama internazionale, che lavorò come corrispondente estero per la Rai, coprendo città come Praga, Vienna, Bonn e soprattutto Mosca. Sfortunatamente, ci ha lasciato il 5 dicembre 2021 a Gorizia. Durante la sua carriera, fu insignito di numerosi premi letterari, tra cui il “Premio Nazionale Rhegium Julii Saggistica”, il “Premio Letterario città di Palmi” e ricevette la Medaglia d’argento per i meriti a favore della Repubblica di Slovenia, oltre al prestigioso “Premio Ilaria Alpi alla carriera”.

5 – Celso Macor

Celso Macor (Versa, 4 agosto 1925 – Gorizia, 28 novembre 1998) è stato un poliedrico, tra gli scrittori di Gorizia, nonché poeta e saggista. La sua nascita avvenne a Versa, vicino a Romans d’Isonzo, il 4 agosto 1925, da Antonio e Teresa Mucchiut. Fin da adolescente, mostrò interesse nel Circolo Ricreativo Sportivo Filodrammatico locale, dove mise in scena sia adattamenti che testi originali.

Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo “Dante Alighieri” di Gorizia, dal 1959 al 1961 insegnò cultura civica presso i corsi E.N.A.L.C. di Gorizia, per poi dedicarsi ai servizi giornalistici del Comune di Gorizia a partire dal 1962, fino a ricoprire il ruolo di responsabile dell’Ufficio stampa e pubbliche relazioni.

Negli anni, affiancò alla sua professione un’attività pubblicistica costante. Fu corrispondente da Gorizia e provincia per il quotidiano romano «Il popolo» (1957-1962), direttore dei periodici «Iniziativa isontina» (dal 1979 al 1996) e «Alpinismo goriziano» (notiziario della locale sezione del Club Alpino Italiano), editorialista e vicedirettore del settimanale diocesano «Voce isontina» e collaboratore di «Studi Goriziani». Fu socio fondatore e membro del direttivo dell’Istituto per gli Incontri culturali mitteleuropei. Dopo il matrimonio nel 1965, visse a Versa fino al trasferimento a Gorizia. Infine, dal 1969, si stabilì a Lucinico.

Sul versante critico, è stato notato che “la propensione autobiografica o la presenza di un io poetico ben definito non riducono la letteratura di Macor a un unico canto: le sue poesie e i suoi racconti possiedono la polifonia e la coralità dell’universo contadino, di cui offrono un’immagine nitida ed eloquente. Allo stesso tempo, la marcata connotazione storica e i riferimenti concreti rendono quelle pagine vive e contemporanee, conferendo alle storie un valore paradigmatico”.

Nella visione di Macor, infatti, la realtà della memoria svolgeva un ruolo fondamentale, manifestandosi sia nella pratica letteraria costantemente ancorata alla storia, sia nell’impegno di testimoniare per evitare quella frattura irreparabile causata dalla perdita dei legami con il passato.

6 – Franco De Gironcoli

Francesco de Gironcoli, noto come Franco de Gironcoli, è stato un medico ed uno dei poeti e scrittori di Gorizia. Nato nel 1892, all’epoca parte dell’Impero austro-ungarico, si distinse non solo per la sua professione di urologo, ma anche per le sue poesie in lingua friulana. Dopo aver conseguito la maturità presso il locale Staatgymnasium nel 1910, si laureò in medicina all’Università di Vienna nel 1917.

Successivamente, si specializzò in urologia nel 1924 e svolse la sua attività professionale in vari ospedali del Veneto, a Trieste e a Firenze, diventando uno dei più eminenti specialisti italiani e autore di numerose pubblicazioni.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, mentre si trovava a Conegliano, decise di esprimere l’angoscia dei tempi attraverso la poesia. Così nacquero due libretti di versi in friulano, nella variante di Gorizia, intitolati “Vot poesiis” e “Altris poesiis”, che ebbero una diffusione limitata.

Nel 1951, le sue composizioni furono ripubblicate con il titolo di “Elegie in friulano”. Poco prima della sua morte, nel 1977, l’intera produzione poetica di De Gironcoli fu pubblicata dalla Cassa di Risparmio di Gorizia. Questo volume è stato successivamente ristampato in facsimile nel 2002.

Dopo il ritiro, De Gironcoli si trasferì a Vienna con sua moglie Helma Brock, una scrittrice di lingua italiana. Morì nel 1979. Considerato uno dei più importanti innovatori della poesia friulana del secondo dopoguerra, De Gironcoli fu citato da scrittori e critici come Momigliano, Montale e Pasolini.

7 – Giovanni Lorenzoni

Giovanni Lorenzoni, nato il 5 gennaio 1873 a Fondo e morto il 22 agosto 1944 a Firenze, è stato un rinomato economista e sociologo, nonché uno degli scrittori di Gorizia. Dopo aver completato gli studi di giurisprudenza nel 1897 a Graz, ha proseguito la sua formazione presso l’Università di Vienna e Berlino, specializzandosi in economia agraria. Nel 1904 è diventato professore di giurisprudenza presso la facoltà italiana dell’Università di Innsbruck.

Fin dal 1893, insieme ad Antonio Piscel, ha fondato la Società degli studenti trentini, avvicinandosi ai movimenti socialisti che stavano prendendo piede in Trentino in quel periodo.

Nel 1910 è stato segretario dell’Istituto internazionale di agricoltura a Roma. Durante la prima guerra mondiale, il suo sentimento irredentista lo ha spinto ad arruolarsi volontario nel corpo degli Alpini nel 1915, lasciando la sua posizione di direttore generale dell’Istituto. Dopo venti mesi di esperienza bellica, interrotta dall’invito del governo italiano a diventare professore all’Università di Macerata.

Nel 1919 è stato inviato negli Stati Uniti per conto dell’Associazione Politica Italiani Irredenti (Sezione Trentina), di cui era vice presidente, per collaborare con i trentini emigrati in America.

È il padre di Tina Lorenzoni, nata il 15 agosto 1918 a Macerata e morta il 21 agosto 1944 a Firenze. Tina era una partigiana e crocerossina che, dopo essere stata catturata da una pattuglia tedesca nell’agosto del 1944 per il suo coinvolgimento con i partigiani, fu portata a Villa Cisterna sulle colline di Firenze, dove fu rinchiusa in una stanza per essere interrogata. Nella sua disperata fuga, tentò di superare il recinto ma fu colpita e uccisa il 21 agosto 1944. Giovanni, saputo dell’arresto di Tina ma ancora ignaro della sua morte, si era nel frattempo recato a un avamposto degli Alleati per organizzare uno scambio di prigionieri.

Il 22 agosto 1944, durante il tentativo di liberare sua figlia, Giovanni fu colpito e ucciso dal fuoco tedesco.

8 – Federico Vidic

Federico Vidic, nato nel 1985, è uno degli scrittori di Gorizia, ed ha intrapreso la carriera diplomatica nel 2014. I suoi primi incarichi lo hanno portato a lavorare presso la Direzione Generale per l’Unione Europea del Ministero degli Esteri italiano. Grazie alla sua dedizione e alle sue capacità, è stato poi assegnato all’Ambasciata d’Italia in Giordania, dove attualmente ricopre il ruolo di Primo Segretario.

Federico Vidic ha recentemente pubblicato un nuovo libro intitolato “L’eredità dei diplomatici goriziani nel contesto medievale” (Edizioni ISSR, 2020). Questo rappresenta il suo secondo volume dedicato al tema dei diplomatici goriziani, seguendo il precedente libro del 2017 che si concentrava sulla biografia di Enrico de Calice.

Nel suo nuovo lavoro, Vidic esplora la ricca eredità dei diplomatici provenienti da Gorizia nel periodo medievale. Attraverso una ricerca approfondita e una meticolosa analisi storica, l’autore presenta una panoramica delle figure influenti e dei ruoli che questi diplomatici hanno svolto nel contesto politico e sociale del tempo.

Il libro di Vidic offre un’ampia prospettiva sugli sforzi e le conquiste dei diplomatici goriziani, evidenziando la loro abilità negoziale, la conoscenza delle lingue straniere e la capacità di costruire relazioni internazionali. L’autore esamina attentamente le biografie di alcuni diplomatici di spicco, mettendo in luce le loro strategie diplomatiche e le sfide che hanno affrontato durante il loro servizio.

Attraverso questa ricerca dettagliata, Vidic getta luce su un aspetto meno conosciuto della storia di Gorizia e del suo ruolo nel panorama diplomatico europeo medievale. Il suo lavoro contribuisce ad ampliare la nostra comprensione di questo importante periodo storico e ad approfondire la conoscenza dei diplomatici goriziani che hanno contribuito in modo significativo alle relazioni internazionali dell’epoca.

Con il suo secondo volume dedicato ai diplomatici goriziani, Federico Vidic si conferma un autore appassionato e competente, impegnato nel portare alla luce storie meno conosciute e nel valorizzare il patrimonio storico della sua città natale.

9 – Roberto Covaz

Roberto Covaz è uno degli scrittori di Gorizia, nelle vesti di giornalista del quotidiano “Il Piccolo”, e residente a Monfalcone. E’ conosciuto come il responsabile della redazione Gorizia-Monfalcone per il prestigioso giornale triestino. La sua pluriennale carriera nel giornalismo è stata arricchita dalla pubblicazione di diversi libri che spaziano in vari ambiti.

Tra le sue opere letterarie, possiamo trovare preziose testimonianze sulla storia e la cultura del territorio. In particolare, il suo libro “Gorizia-Nova Gorica, niente da dichiarare” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2007) offre uno sguardo approfondito sulle due città confinanti e la loro complessa relazione.

Covaz ha dimostrato una grande sensibilità nel raccontare le storie degli abitanti del luogo, dando voce a voci spesso dimenticate. Nel suo libro “Le abbiamo fatte noi. Storia del cantiere e dei cantierini di Monfalcone” (2008), ha documentato l’importante contributo dei lavoratori del cantiere navale di Monfalcone alla storia industriale della regione.

Attraverso il suo lavoro di ricerca e scrittura, Covaz ha anche reso omaggio a figure locali di spicco. Ad esempio, nel libro “Ruggero Dipiazza, monsignor No” (2008), ha esplorato la vita di una figura carismatica che ha lasciato un segno indelebile nella comunità.

Inoltre, Covaz ha dedicato attenzione alle tradizioni e alle attività economiche caratteristiche della regione. Il suo libro “I pescatori di Grado” (2009) offre un’immersione nella vita e nelle storie dei pescatori locali, trasmettendo la passione e l’arte di questa antica professione.

Con opere come “Gorizia al tempo della guerra. Memorie di Silvino Poletto, il partigiano Benvenuto” (2010) e “Storia e memoria di Panzano il quartiere operaio di Monfalcone” (2011), Covaz ha reso omaggio alle memorie storiche di persone comuni che hanno vissuto eventi straordinari.

Inoltre, il suo amore per la città di Gorizia è evidente nelle sue pubblicazioni, come “La Rosa di Gorizia”, “Piazza Sant’Antonio, c’era una volta” e la guida “Gorizia in pausa pranzo”, che offrono una panoramica affascinante della città e delle sue peculiarità.

Roberto Covaz ha dimostrato di essere non solo un giornalista apprezzato, ma anche un autore dedicato che condivide la sua passione per la storia, la cultura e le persone della sua terra natale attraverso la sua scrittura coinvolgente.

10 – Pietro Comelli

Pietro Comelli, nato nel 1969, è uno degli scrittori di Gorizia. E’ anche un giornalista professionista, che ricopre la posizione di vice capo-redattore presso il rinomato quotidiano Il Piccolo di Trieste. Inoltre, ha la responsabilità delle redazioni di Gorizia e Monfalcone.

Oltre alla sua carriera giornalistica, che lo ha visto impegnato negli ambiti dell’attualità, cronaca, cultura e sport presso Il Piccolo, è anche un autore affermato. Ha scritto e collaborato a diversi saggi e cataloghi di mostre, dedicati a fatti, personaggi e storie italiane che spaziano dal dopoguerra ai giorni nostri. Nei suoi lavori, raccoglie preziose fotografie, testimonianze e documenti inediti, offrendo una prospettiva unica sulla storia del nostro paese.

Il suo ultimo libro, pubblicato nel 2020, si intitola “Ragazzi. Immagini e storie di ribelli negli anni Settanta a Trieste” (Spazio In Attuale Editore). In questa opera, esplora il tumultuoso periodo degli anni Settanta a Trieste, focalizzandosi sulle figure dei giovani ribelli. Attraverso immagini e narrazioni coinvolgenti, il libro offre uno sguardo approfondito su un’epoca di cambiamenti e proteste che hanno caratterizzato la città.

Con la sua capacità di ricerca approfondita e la sua abilità di raccontare storie, l’autore riesce a catturare l’attenzione del lettore, offrendo una prospettiva unica e coinvolgente sulla storia e sulla cultura del nostro paese.

11 – Carlo Favetti

Carlo Favetti (30 agosto 1819 – 30 novembre 1892) è stato un notevole politico, uno degli scrittori di Gorizia, poeta e giornalista, celebre come fondatore e leader dell’irredentismo goriziano. Nato da Giuseppe Favetti e Caterina Cipriani, ha frequentato il prestigioso ginnasio di lingua tedesca a Gorizia, prima di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Vienna. Durante gli anni universitari, ha iniziato a comporre le sue prime poesie in lingua friulana.

Tornato a Gorizia nel 1846, Carlo Favetti ha contratto matrimonio con Gioseffa Simers, dalla quale ha avuto dieci figli. In quegli stessi anni, ha intrapreso un apprendistato presso l’avvocato istriano Giovanni Rismondo, noto intellettuale liberale. Nella primavera del 1848, quando le notizie dell'”Insurrezione di Vienna” e della promulgazione della costituzione raggiunsero Gorizia, Favetti si è unito a Rismondo nelle manifestazioni contro il governo, e il suo nome è iniziato a comparire nei rapporti della polizia politica. Si è fatto portavoce delle aspirazioni nazionali di gruppi determinati, senza accontentarsi delle concessioni imperiali: L’Aurora, un giornale pubblicato solo nel 1848, è diventato l’organo di questi ambienti.

Carlo Favetti ha unito la sua attività politica e irredentista con quella di scrittore e poeta in lingua friulana. Gran parte della sua produzione letteraria è stata pubblicata in quattro almanacchi, i “Lunari di Gurizze”. Nel 1853, ha curato l’edizione composta esclusivamente da poesie, mentre nel 1854 ha introdotto anche la prosa. Lo stile adottato in queste edizioni è stato mantenuto nelle successive nel 1858 e nel 1870, quest’ultima intitolata “Un bon prinzipi”.

Nel 1882, ha pubblicato due quadri di vita popolare goriziana intitolati “1782-1882” e “Dopo cinq agn” in lingua friulana, oltre a “Fusilir e granadir”, che è stato oggetto della censura austriaca a causa del suo richiamo agli eventi della rivolta di Vienna del 1848. Nel 1892, ha pubblicato “Leonardo Papes, una zittadin Gurizzan del 1500”, un dramma storico in quattro atti. Purtroppo, l’ultimo suo libro, intitolato “Rime e prose in vernaccolo goriziano”, è rimasto incompiuto a causa della sua morte nel 1892. È stato pubblicato un anno dopo dalla “Tipografia editrice Del Bianco” di Udine, nel 1893, per preservare il suo prezioso contributo letterario.

Scrittori Goriziani – Conclusione

In questa panoramica sugli scrittori di Gorizia, abbiamo avuto l’opportunità di esplorare la ricchezza e la diversità della scena letteraria di questa affascinante città. Dalle poesie alle opere di narrativa, gli scrittori goriziani hanno saputo catturare l’essenza della vita e della cultura locale, offrendo al lettore una prospettiva unica e coinvolgente.

Attraverso le loro parole, siamo stati trasportati in mondi immaginari, ci siamo confrontati con le emozioni più profonde e abbiamo riflettuto sulle questioni più rilevanti del nostro tempo. Gli scrittori di Gorizia hanno dimostrato una straordinaria maestria nell’uso delle parole, creando opere che restano vive nella memoria e che continuano a ispirare e a suscitare emozioni nel lettore.

La loro eredità letteraria è un tesoro prezioso per la città di Gorizia e per il panorama letterario italiano nel suo complesso. Grazie a questi scrittori, Gorizia si è affermata come un vivace centro culturale, in cui la letteratura è celebrata e valorizzata.

Continueremo a esplorare le opere di questi talentuosi scrittori, scoprendo nuove sfumature e affinando la nostra comprensione della loro eredità letteraria. Che si tratti di poeti, romanzieri o drammaturghi, gli scrittori di Gorizia rimarranno una fonte di ispirazione e di arricchimento per tutti coloro che si avvicineranno alle loro opere.

Concludiamo questa panoramica con la consapevolezza che gli scrittori di Gorizia continueranno a illuminare le pagine della letteratura, facendo sì che la città mantenga la sua posizione di rilievo nel panorama culturale italiano. Speriamo che questo viaggio attraverso la loro vita e le loro opere abbia suscitato curiosità e interesse, incoraggiandovi a scoprire ulteriormente la straordinaria produzione letteraria che questa città ha da offrire.

E adesso, non mi resta che augurarti buona permanenza su Libri-online.net!

Antonella
Antonella

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Da sempre sono appassionata della lettura, una vera divoratrice di carta stampata. Mi piace leggere quasi tutto.

Oggi oltre a leggere scrivo. Ho sempre ammirato gli scrittori, e quindi adesso mi piace essere una di loro.

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