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Scrittori di Arezzo: Migliori Autori e Poeti Aretini

da | 1 Giu 2023

Benvenuti nell’affascinante mondo degli scrittori di Arezzo. Questa città toscana, con la sua ricca storia e il suo patrimonio culturale, ha dato i natali a numerosi talentuosi autori che hanno lasciato un’impronta indelebile nella letteratura italiana. In questo articolo, esploreremo le vite e le opere di alcuni dei più celebri scrittori aretini, offrendo un’occhiata ravvicinata al loro talento creativo e al contributo che hanno dato alla cultura letteraria.

Dalla poesia alla narrativa, questi scrittori hanno saputo catturare l’essenza di Arezzo e trasmetterla attraverso le pagine dei loro libri. Attraverso le loro parole, ci immergeremo nei paesaggi affascinanti di questa città, scoprendo le sue tradizioni, i suoi personaggi e le sue storie. Ogni autore ha unicità e stile propri, ma tutti condividono l’amore per Arezzo e l’abilità di trasmetterne l’anima in modo coinvolgente.

Preparatevi a esplorare l’universo letterario di Arezzo, ad incontrare autori di talento e a lasciarvi trasportare dalle loro parole. Da poeti che dipingono quadri poetici della campagna toscana, a narratori che intrecciano storie appassionanti ambientate nelle strade di Arezzo, sarete guidati in un viaggio emozionante attraverso la letteratura aretina.

1 – Francesco Petrarca

Francesco Petrarca, nato il 20 luglio 1304 ad Arezzo e morto il 19 luglio 1374 ad Arquà, è stato uno degli illustri scrittori di Arezzo, poeta, filosofo e filologo italiano. Riconosciuto come il precursore dell’umanesimo e uno dei pilastri della letteratura italiana, la sua opera più celebre è il Canzoniere, considerato un modello di eccellenza stilistica grazie all’endorsement di Pietro Bembo nel Cinquecento.

A causa dell’esilio del padre, Francesco trascorse la sua infanzia in diversi luoghi della Toscana, tra cui Arezzo (dove la famiglia si rifugiò inizialmente), Incisa e Pisa. Qui il padre si unì ai guelfi bianchi e ai ghibellini nel 1311, sperando di poter fare ritorno in patria durante l’arrivo dell’imperatore Arrigo VII. Secondo quanto affermato da Petrarca stesso nella sua opera Familiares, XXI, 15, indirizzata all’amico Boccaccio, è probabile che in questa città avvenne il suo unico e fugace incontro con Dante, amico del padre.

Petrarca, uomo moderno e cosmopolita, si distaccò dalla concezione tradizionale della patria e abbracciò un’identità di cittadino del mondo. In campo filosofico, sostenne l’agostinismo in contrasto con la scolastica e promosse una rivalutazione storico-filologica dei classici latini. Fu un sostenitore della rinascita degli studi umanistici, ponendo l’uomo al centro (anziché Dio), e ottenne la laurea poetica a Roma nel 1341. Durante la sua vita, si dedicò alla valorizzazione della poesia e della filosofia antica e patristica attraverso l’imitazione dei classici, presentandosi come un modello di virtù e di lotta contro i vizi.

La storia del Canzoniere, infatti, rappresenta più un percorso di redenzione dall’amore travolgente per Laura che una storia d’amore in sé. Lo stesso vale per l’opera latina del Secretum. Le tematiche e l’approccio culturale di Petrarca, oltre a fondare il movimento umanistico, diedero vita al fenomeno del petrarchismo, che mirava a imitare lo stile, il lessico e i generi poetici presenti nelle opere liriche volgari di Petrarca.

2 – Piero Della Francesca

Piero di Benedetto de’ Franceschi, noto comunemente come Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, giugno 1412 circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492), è stato un pittore ed uno degli scrittori di Arezzo, essendo stato l’autore di numerosi trattati di matematica. Tra le personalità più emblematiche del Rinascimento italiano, fu un esponente della seconda generazione di pittori-umanisti.

Piero venne al mondo a Sansepolcro, noto anche come “Borgo San Sepolcro”, da Benedetto de’ Franceschi, un facoltoso mercante di tessuti, e Romana di Pierino da Monterchi, una nobile appartenente a una famiglia umbra. La sua data di nascita precisa è avvolta nel mistero, in quanto gli atti di nascita dell’antica anagrafe andarono distrutti in un incendio che colpì gli archivi comunali di Sansepolcro. Pertanto, l’anno esatto di nascita si colloca tra il 1406 e il 1416, ma non è possibile determinare con precisione il giorno e il mese in cui Piero vide la luce.

Le sue opere sono mirabilmente sospese tra arte, geometria e complesso sistema di lettura a più livelli, dove confluiscono questioni teologiche, filosofiche e d’attualità. Riuscì ad armonizzare, nella vita quanto nelle opere, i valori intellettuali e spirituali del suo tempo, condensando molteplici influssi e mediando tra tradizione e modernità, tra religiosità e nuove affermazioni dell’Umanesimo, tra razionalità ed estetica.

La sua opera fece da cerniera tra la prospettiva geometrica brunelleschiana, la plasticità di Masaccio, la luce altissima che schiarisce le ombre e intride i colori di Beato Angelico e Domenico Veneziano, la descrizione precisa e attenta alla realtà dei fiamminghi. Altre caratteristiche fondamentali della sua espressione poetica sono la semplificazione geometrica sia delle composizioni che dei volumi, l’immobilità cerimoniale dei gesti, l’attenzione alla verità umana.

La sua attività può senz’altro essere caratterizzata come un processo che va dalla pratica pittorica, alla matematica, fino alla speculazione sulla matematica astratta. La sua produzione artistica, caratterizzata dall’estremo rigore della ricerca prospettica, dalla plastica monumentalità delle figure, dall’uso in funzione espressiva della luce, influenzò nel profondo la pittura rinascimentale dell’Italia settentrionale e, in particolare, la scuola ferrarese e veneta.

3 – Giorgio Vasari

Giorgio Vasari, nato il 30 luglio 1511 ad Arezzo e deceduto il 27 giugno 1574 a Firenze, è stato un rinomato pittore, architetto ed uno degli scrittori di Arezzo, nelle vesti di storico dell’arte.

La sua straordinaria poliedricità e la sua erudizione lo hanno reso un personaggio di spicco al servizio dei Medici e dei pontefici, incarnando perfettamente l’immagine dell’artista colto e versatile tipica del tardo Rinascimento.

Come pittore, Vasari si distinse per il suo raffinato stile manierista ed ebbe la responsabilità di importanti progetti commissionati dai Medici, come la decorazione del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, la decorazione del Salone dei Cento Giorni nel Palazzo della Cancelleria a Roma e la creazione di pale d’altare per il Convento di Santa Croce a Bosco Marengo. Non meno rilevante fu il suo contributo nel campo dell’architettura, con opere notevoli come il palazzo della Carovana a Pisa e il complesso degli Uffizi a Firenze.

Giorgio Vasari è universalmente riconosciuto come il padre fondatore della storiografia dell’arte moderna, avendo gettato le basi per la nascita e lo sviluppo di questa disciplina. Il suo nome è indissolubilmente legato alle sue celebri “Vite”, un’opera che narra la storia delle tre arti derivate dal disegno (pittura, scultura e architettura), incentrata principalmente su Firenze e che copre un periodo che va da Cimabue ai suoi giorni.

Pubblicate in due edizioni nel 1550 e nel 1568, le Vite rappresentarono un modello biografico imprescindibile che influenzò la letteratura storico-artistica del Cinquecento e del secolo successivo. La sua opera storiografica, che determinò in molti casi il destino critico degli artisti menzionati (e, soprattutto, di quelli esclusi), costituisce ancora oggi la principale fonte biografica per numerosi artisti di cui si possiedono poche documentazioni.

L’archivio di Giorgio Vasari, scoperto nel 1908 all’interno degli archivi della famiglia Spinelli, è stato successivamente espropriato dal Ministero per i Beni Culturali.

Oltre alla sua rilevanza storico-artistica, Vasari fu anche un pioniere del collezionismo di disegni, dedicando gran parte della sua vita alla raccolta di opere grafiche di numerosi artisti. Queste prove grafiche furono organizzate da Vasari come una sorta di storia dell’arte illustrata nel suo “Libro de’ disegni”.

Dopo la sua dispersione, la collezione di Vasari passò nelle mani di rinomati collezionisti del settore, tra cui Lord Arundel, Crozat, Mariette e Jabach. Infine, Vasari fu uno dei fondatori, insieme a Vincenzo Borghini, dell’Accademia del Disegno di Firenze, la prima accademia d’arte di istituzione pubblica nella storia.

4 – Francesco Severi

Francesco Severi, nato il 13 aprile 1879, e deceduto il 8 dicembre 1961 a Roma, è stato uno degli scrittori di Arezzo, ed un notevole matematico italiano, considerato uno dei principali esponenti della Scuola italiana di geometria algebrica. La sua infanzia fu segnata da una tragedia familiare, la perdita del padre quando aveva solo nove anni, che comportò pesanti difficoltà economiche.

Nonostante le difficoltà, riuscì a continuare i suoi studi e si iscrisse al corso di laurea in ingegneria presso l’Università di Torino. Tuttavia, influenzato dall’insegnamento di Corrado Segre, si rese conto che la sua vera passione era la matematica, cambiando quindi direzione e laureandosi in matematica nel 1900 con una tesi sulla geometria enumerativa, un argomento che avrebbe continuato a studiare per il resto della sua carriera.

Dopo la laurea, Severi divenne assistente di Enrico D’Ovidio presso l’Università di Torino e, dal 1902 al 1905, tenne come libero docente il corso di geometria proiettiva e descrittiva. Successivamente si trasferì all’Università di Bologna come assistente di Federigo Enriques e successivamente all’Università di Pisa come assistente di Eugenio Bertini. Nel 1904, grazie ai risultati di rilievo ottenuti nella geometria enumerativa e nella geometria birazionale delle superfici algebriche, ottenne la cattedra di Geometria proiettiva e descrittiva presso l’Università di Parma. Tuttavia, dopo solo un anno, si trasferì all’Università di Padova, dove insegnò diverse materie e divenne direttore della Scuola d’Ingegneria.

Nel 1908, durante la cerimonia inaugurale del IV Congresso Internazionale dei Matematici a Roma, fu insignito della Medaglia Guccia in riconoscimento dei suoi significativi contributi nel campo della matematica. Le sue scoperte in questo campo sono numerose e di alto livello. Severi ha lasciato un’impronta significativa nella geometria enumerativa e proiettiva, nella teoria delle funzioni analitiche di più variabili complesse, nelle varietà abeliane e quasi-abeliane e, soprattutto, in vari settori della geometria algebrica.

È importante sottolineare anche il suo impegno nella didattica, dimostrato dalla stesura e pubblicazione di numerosi testi di grande valore, completezza e rigore. Tuttavia, le sue relazioni interpersonali spesso furono complicate, in parte a causa del suo carattere, come egli stesso ricorda nel suo resoconto maturo e distanziato della sua vita nell’autobiografia intitolata “Dalla scienza alla fede”, scritta nel 1959 dopo la sua conversione al cattolicesimo. Numerose scuole, ad Arezzo, Padova, Gioia Tauro, Frosinone, Salerno, Castellammare di Stabia e Milano, portano il suo nome.

5 – Guido d’Arezzo

Guido Monaco, conosciuto come Guido d’Arezzo, è stato un monaco cristiano e teorico della musica, ed uno degli scrittori di Arezzo, vissuto tra il 991-992 e morto dopo il 1033. È considerato un’importante figura nella storia della musica, per aver introdotto la moderna notazione musicale. Il suo trattato musicale più famoso, il Micrologus, è stato uno dei testi più diffusi nel Medioevo, dopo le opere di Severino Boezio. Non è chiaro il luogo esatto della sua nascita, poiché ci sono rivendicazioni da parte di diverse città come Ferrara, Pomposa, Talla e Arezzo. Guido stesso afferma di essere nato nel territorio di Pomposa.

Tra il 1026 e il 1032, Guido fu invitato a Roma dal Papa Giovanni XIX per spiegare la sua opera e le sue innovazioni nel campo della musica.

Guido divenne un monaco benedettino camaldolese nel 1013 e iniziò il suo percorso all’abbazia di Pomposa, vicino a Ferrara, sotto la guida dell’abate Guido degli Strambiati, successivamente conosciuto come San Guido. Durante il suo soggiorno a Pomposa, Guido si occupò dell’insegnamento della musica ai giovani e si rese conto delle difficoltà che incontravano nel memorizzare e imparare i canti gregoriani e il ritmo della musica. Per superare queste difficoltà, Guido sviluppò un nuovo metodo di insegnamento che avrebbe rivoluzionato l’apprendimento musicale.

Nel 1025, Guido si trasferì ad Arezzo, dove divenne insegnante di musica e canto presso la cattedrale. Qui introdusse la moderna notazione musicale, che consentiva a chiunque di leggere e interpretare le note senza la necessità di un maestro. Questa innovazione ebbe un impatto significativo sulla musica dell’epoca e fu presto adottata in tutta Italia.

Guido Monaco ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica, fornendo un metodo chiaro e accessibile per la scrittura e l’apprendimento della musica. La sua influenza si estende ancora oggi, rendendolo una figura di grande importanza nel panorama musicale nazionale ed internazionale.

6 – Guittone d’Arezzo

Guittone d’Arezzo, conosciuto anche come Fra Guittone, è stato un poeta ed uno degli scrittori di Arezzo e religioso, appartenente all’Ordine dei Frati della Beata Gloriosa Vergine Maria, noti anche come frati Gaudenti. Nato a Santa Firmina intorno al 1230/1235, figlio di Viva di Michele, un alto funzionario del Comune, Guittone viaggiò molto per motivi commerciali. Fu un acceso sostenitore dei guelfi, una delle fazioni politiche dell’epoca.

Intorno al 1265, afflitto da una profonda crisi spirituale e deluso dai continui conflitti, Guittone abbandonò moglie e figli per entrare nell’Ordine dei Cavalieri di Santa Maria, i frati Gaudenti. Questo ordine religioso, al contrario di altri, non richiedeva il celibato né la vita comunitaria, ma si proponeva di promuovere la pace tra guelfi e ghibellini, sia in Lombardia che in Toscana. Durante l’ultima parte della sua vita, Guittone si dedicò attivamente a promuovere l’idea di un’unità regionale in Toscana, possibilmente guidata da Firenze, come mezzo per raggiungere la pacificazione della regione.

La crisi religiosa che attraversò influenzò profondamente la sua produzione poetica. Oltre a firmarsi come Fra Guittone, nelle sue canzoni esprimeva un rifiuto della sua produzione letteraria precedente, confrontando l’amore con la follia. Nonostante le critiche aspre mossegli da Dante, emerge dalle sue opere e dalle sue lettere un ritratto di una personalità forte e di vasta cultura europea.

A dispetto delle controversie, Guittone dimostrò una conoscenza approfondita della lirica siciliana e una padronanza straordinaria della tradizione trobadorica in lingua occitano-provenzale. Il suo virtuosismo e la sua maestria letteraria non sarebbero stati possibili senza un’ampia conoscenza letteraria.

Guittone d’Arezzo rappresenta una figura significativa nella storia della poesia italiana, con le sue opere che testimoniano la sua erudizione e il suo impegno nel promuovere l’arte e la cultura del suo tempo.

7 – Pietro Aretino

Pietro Aretino, noto come Il Divino Pietro Aretino, è stato un poliedrico poeta, uno degli scrittori di Arezzo e drammaturgo. Nato il 19 aprile 1492, la sua figura è principalmente associata a opere dalla tematica licenziosa, come i celebri Sonetti lussuriosi. Tuttavia, Aretino non si limitò a queste produzioni, ma scrisse anche opere a contenuto religioso, con l’intento di ottenere apprezzamento nell’ambiente cardinalizio che frequentò per lungo tempo.

Aretino fu un letterato amato, ma anche discusso e talvolta odiato. Spesso considerato un arrivista e un cortigiano spregiudicato, incarnò in molti modi il modello dell’intellettuale rinascimentale. I suoi Ragionamenti, definiti “dialoghi puttaneschi”, furono particolarmente apprezzati. La figura di Pietro Aretino ebbe un impatto significativo nel XVI secolo, contribuendo al superamento della visione teologica ed etica medievale.

La sua infanzia rimane avvolta nel mistero, ma si sa che, all’età di circa quattordici anni, visse a Perugia, dove studiò pittura e successivamente frequentò l’università locale. Aretino dimostrò un sincero interesse per il mondo femminile e non esitò a esplorare nelle sue opere le ambiguità sessuali, inclusi temi di amore omosessuale.

Morì presumibilmente a causa di un colpo apoplettico a Venezia il 21 ottobre 1556. Alcune fonti riportano che la causa della sua morte fu una risata eccessiva. Si dice che Aretino sia stato sepolto nella chiesa di San Luca a Venezia, ma a causa dell’afflusso di curiosi alla sua tomba e della fama che lo circondava, la lapide fu rimossa in un periodo imprecisato tra il XVIII e il XIX secolo, e le sue ossa potrebbero essere state sepolte nel piccolo giardino adiacente alla canonica.

8 – Enzo Boschi

Enzo Boschi, nato il 27 febbraio 1942 e deceduto il 22 dicembre 2018, è stato un rinomato geofisico, ed uno degli scrittori di Arezzo. Dal 1982, è stato socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, la prestigiosa istituzione scientifica italiana. Ha ricoperto la carica di presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica, che successivamente è diventato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dal 1999 al 2011. Dopo essersi laureato in fisica all’Università di Bologna, Boschi si è dedicato alla geotermia, sismologia e geologia ambientale.

Ha approfondito i suoi studi all’estero, presso l’Università di Cambridge in Inghilterra, il Laboratoire des Hautes Pressions del CNRS a Parigi in Francia e il California Institute of Technology a Pasadena e l’Università di Harvard negli Stati Uniti d’America. Nel 1975, è stato nominato professore ordinario di Sismologia all’Università di Bologna.

Oltre alla sua attività accademica, Boschi ha ricoperto diversi incarichi di rilievo nel campo della ricerca e della gestione dei disastri naturali. È stato presidente della commissione per la prevenzione dei disastri naturali del Ministero dei Lavori Pubblici nel 1988 e presidente del Consiglio Nazionale Geofisico del Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica e Tecnologica nel 1989. Ha anche fatto parte di vari comitati e organizzazioni internazionali, come il comitato nazionale italiano per il “Decennio internazionale per la riduzione dei disastri naturali” nel 1991 e l’Accademia Europea nel 1992.

Nel corso della sua carriera, Boschi ha pubblicato oltre 200 articoli scientifici e divulgativi. È stato un punto di riferimento nel monitoraggio dei fenomeni sismici e vulcanici in Italia, essendo stato presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dal 1999. Nel 2011, dopo 12 anni alla guida dell’INGV, il suo mandato è stato concluso e Boschi è stato sostituito da Domenico Giardini.

Enzo Boschi si è spento a Bologna il 22 dicembre 2018, all’età di 76 anni, lasciando un’eredità significativa nel campo della geofisica e della ricerca sui disastri naturali.

9 – Francesco Redi

Francesco Redi, nato il 18 febbraio 1626 e morto il 1º marzo 1697, è stato un medico, naturalista ed uno degli scrittori di Arezzo di grande fama.

Considerato uno dei più eminenti biologi di tutti i tempi, Redi è stato un pioniere nella biologia sperimentale ed è stato soprannominato il “Padre della parassitologia moderna”. Ha studiato a Firenze e a Pisa, laureandosi nel 1647 in Filosofia e Medicina. Dopo la laurea, Redi ha frequentato la scuola di disegno di Remigio Cantagallina nel 1648. Ha proseguito i suoi studi a Roma fino al 1654 e successivamente si è trasferito a Firenze, dove ha lavorato per i Medici e si è dedicato allo studio delle lingue.

Dal 1654, è stato membro dell’Accademia della Crusca, dove ha contribuito attivamente alla terza edizione del Vocabolario e ha ricoperto la carica di arciconsole dall’anno 1678 al 1690. È stato coinvolto nella fondazione dell’Accademia del Cimento e ha insegnato presso lo Studio Fiorentino. Redi è stato nominato archiatra dal Granduca Ferdinando II, una posizione che indicava il medico più importante dello Stato in termini di gerarchia.

Una delle sue opere letterarie più celebri, Bacco in Toscana, è stata pubblicata nel 1685 e ha ottenuto grande riconoscimento all’epoca. Redi è morto a Pisa, ma, in conformità con il suo testamento, è stato sepolto ad Arezzo.

Nell’Ottocento, è stata eretta una statua raffigurante Redi in una nicchia del Piazzale degli Uffizi. In tempi più recenti, un grande cratere di 62 km di diametro su Marte è stato dedicato al suo nome. La sottospecie di vipera Vipera aspis francisciredi è stata così denominata in suo onore.

I suoi studi, tra cui quelli sulla generazione spontanea e sul veleno delle vipere, rivestono un’importanza particolare nella storia della scienza moderna, in quanto hanno demolito alcune teorie aristoteliche a favore del metodo sperimentale e hanno contribuito all’applicazione di pratiche terapeutiche in campo medico basate su principi ippocratici, che privilegiano la prevenzione e l’uso di rimedi naturali, oltre a promuovere uno stile di vita equilibrato.

Redi ha pubblicato numerose ricerche nel campo della storia naturale, che hanno suscitato grande interesse in tutta Europa. Nei suoi studi sulle vipere, nelle “Osservazioni intorno alle vipere”, ha dimostrato che il veleno di questi animali è dannoso solo se inoculato nella ferita e non se ingerito, confutando così l’opinione comune dell’epoca.

Particolarmente importanti sono state le sue “Esperienze intorno alla generazione degl’insetti” del 1668, basate su una lettera indirizzata a Carlo Dati, in cui Redi confutò la teoria della generazione spontanea, ampiamente accettata all’epoca, attraverso uno studio sperimentale approfondito sulla riproduzione delle mosche. Oltre ai risultati ottenuti, il metodo utilizzato da Redi nel suo lavoro scientifico è di fondamentale importanza e gli conferisce un ruolo di primo piano nella storia del metodo sperimentale.

10 – Gaio Cilnio Mecenate

Gaio Cilnio Mecenate, conosciuto anche come Gaius Cilnius Maecenas, fu un politico romano influente e prezioso consigliere dell’imperatore Augusto, oltre che uno degli scrittori di Arezzo dell’antichità.

Egli si distinse come un generoso mecenate della nuova generazione di poeti augustei, tra cui Orazio, Vario Rufo e Virgilio. Pur avendo ricchezza e potere, Mecenate scelse di non entrare nel Senato romano e rimase fedele al suo rango di cavaliere. Secondo Properzio, si ritiene che Mecenate abbia partecipato a diverse campagne militari, come quelle di Modena, Filippi e Perugia.

Egli era orgoglioso delle sue radici etrusche e si vantava di discendere dall’illustre casata dei Cilnii, il che suscitò l’invidia dei suoi concittadini ad Arezzo. Tacito si riferisce a lui come “Cilnio Mecenate”, suggerendo che “Cilnio” fosse il nome della madre e “Mecenate” il cognome. Cicerone menziona un Gaio Mecenate nel 91 a.C. come un membro influente dell’ordine equestre. Le testimonianze di Orazio e gli scritti stessi di Mecenate indicano che egli aveva ricevuto un’istruzione di alto livello per l’epoca.

Sebbene Mecenate potesse aver ereditato una grande fortuna, la sua posizione e influenza dipendevano dalla stretta relazione con l’imperatore Augusto. Fece la sua comparsa nella vita pubblica intorno al 40 a.C., quando fu incaricato di chiedere in matrimonio Scribonia per conto di Ottaviano. In seguito, partecipò ai negoziati di pace a Brindisi e alla riconciliazione con Marco Antonio. Come amico e consigliere, agì come emissario di Augusto quando si trattava di questioni all’estero.

Tuttavia, negli ultimi anni, i rapporti tra i due si raffreddarono, in parte a causa di una relazione di Augusto con la moglie di Mecenate, Terenzia. Nonostante ciò, prima di morire, si dice che Mecenate abbia nominato Augusto come suo unico erede. Mecenate scrisse anche opere letterarie, sia in prosa che in versi, ma gli sono pervenuti solo venti frammenti che dimostrano che, come autore, non ebbe tanto successo quanto come patrono degli scrittori.

I suoi scritti trattano di vari argomenti, tra cui Prometeo, un Simposio che riuniva Virgilio, Orazio e Messalla Corvino, De cultu suo (una sorta di biografia) e il poema In Octaviam (“Contro Ottavia”), il cui contenuto non è del tutto chiaro, ma che fu oggetto di derisione da parte di Augusto, Quintiliano e Seneca per lo stile, l’uso di parole rare e le goffe traduzioni.

Secondo Dione Cassio, Mecenate fu anche l’inventore di un sistema di stenografia.

11 – Marco Bianchini

Marco Bianchini, nato il 19 giugno 1958 ad Arezzo, è un talentuoso fumettista ed uno degli scrittori di Arezzo.

La sua carriera ha avuto inizio nel 1979, quando ha iniziato a realizzare i bozzetti per le storie di Giovanni Romanini, pubblicate dalla casa editrice Edifumetto di Renzo Barbieri. Nel 1982, dopo alcune apparizioni sulla rivista “Boy Music” edita da Rizzoli, è stato contattato da Tiziano Sclavi per creare i disegni di “Kerry il Trapper”, che sarebbe stato pubblicato dalle edizioni Araldo.

Negli stessi anni, ha creato il personaggio “Cap Gemma” per la rivista “Fox Trot!”. Nel 1983, è entrato a far parte della Sergio Bonelli Editore, creando il personaggio di Kerry il trapper, scritto sempre da Tiziano Sclavi. Nel 1985, è entrato nello staff di Mister No diventando uno dei principali disegnatori della serie. Ha esordito con la storia “Un cocktail esplosivo”, pubblicata sul numero 125 della serie, scritta da Graziano Cicogna.

Nel 1998, ha realizzato il fumetto “Le avventure ermetiche di Eva Henger”, con protagonista Éva Henger, su un’idea di Marco Bianchini, disegnato da Giuseppe Di Bernardo con Jacopo Brandi, su richiesta di Riccardo Schicchi. Questo fumetto è stato pubblicato a puntate sulle riviste della Diva Futura.

Dopo la conclusione di questa serie, nel 2008 ha realizzato una storia in 3 volumi per Tex, intitolata “Omicidio in Bourbon Street”, scritta da Mauro Boselli. Nel 2011, si è cimentato anche con Dylan Dog disegnando la storia “La sala della tortura”, apparsa sul ventesimo Gigante, scritta da Giovanni Gualdoni. Nel 2015, ha pubblicato la storia “Fattore Z” sulla collana Le Storie n.27, sempre su testi di Giovanni Gualdoni, completamente realizzata a mezzatinta.

A partire dal 2013, ha iniziato una seconda fase della sua carriera lavorando per il mercato francese. Ha pubblicato due volumi a colori intitolati “Francois Sans Non vol 1 e 2”, su testi di Runberg/Ricard, per l’editore Quadrant.

Inoltre, Marco Bianchini ha anche svolto il ruolo di sceneggiatore, creando la serie completamente a colori “Termite Bianca”, disegnata da Patrizio Evangelisti e pubblicata da Pavesio. La serie è composta da 3 volumi, un making of e due volumi in brossura che rendono omaggio al personaggio, sia in Italia che a livello internazionale. Ha avuto anche edizioni in francese e olandese per i primi 3 volumi.

Nel 1990, ha fondato la seconda sede storica della Scuola Internazionale di Comics a Firenze. Attualmente, Marco Bianchini è il direttore artistico della TheSIGN Academy di Firenze, una delle sedi di formazione più accreditate sulla formazione nel settore delle arti applicate.

12 – Vittorio Fossombroni

Vittorio Fossombroni, nato il 15 settembre 1754 e morto il 13 aprile 1844, è stato un poliedrico intellettuale ed uno degli scrittori di Arezzo, ricordato per i suoi contributi nel campo della matematica, dell’ingegneria, dell’economia, della politica e dell’intellettualità.

Cresciuto in una famiglia di studiosi, con un padre antiquario e appassionato di matematica, fisica e astronomia, Vittorio Fossombroni sviluppò fin da giovane un interesse per le scienze matematiche, politiche ed economiche. Dopo aver completato gli studi sotto la guida attenta del padre, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Pisa, conseguendo la laurea in “utroque iure” nel 1778. Nonostante il suo percorso accademico, la sua vera passione risiedeva nelle scienze e nel suo impegno per l’idraulica, la matematica e l’economia.

Le sue competenze e il suo talento gli valsero l’incarico di sovrintendente ai lavori per l’opera di bonifica definitiva della Val di Chiana nel 1782, su richiesta del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena (il futuro imperatore Leopoldo II). In seguito, continuò a occuparsi di importanti progetti di bonifica idraulica in Maremma. La sua abilità e competenza furono così apprezzate che anche il successore di Pietro Leopoldo, Ferdinando III, confermò Fossombroni nella sua carica e lo nominò sovrintendente generale al dipartimento delle acque della Val di Chiana nel 1794.

Fossombroni ricoprì questo ruolo fino al 1827, collaborando con ingegneri di talento come Capeo e Minetti. Grazie a queste responsabilità, Fossombroni acquisì una fama internazionale nel campo dell’idraulica, tanto da essere richiesto per consulenze e pareri anche all’estero. Nel 1810 fu chiamato a presiedere la commissione di bonifica delle paludi dell’Agro Romano e nel 1830 collaborò con Pietro Paleocapa per il Piano per la sistemazione dei fiumi veneti Brenta e Bacchiglione, commissionato dall’imperatore austriaco. In seguito, anche il viceré d’Egitto chiese il suo parere per la costruzione di un bacino idrico nel porto di Alessandria d’Egitto.

Dopo aver ricevuto questa prestigiosa onorificenza, che rappresentava l’ultimo di una lunga serie di riconoscimenti, Vittorio Fossombroni decise di trasferirsi nel sontuoso palazzo Fossombroni situato a Borgo Ognissanti, Firenze, nel 1835. Fu in questa città che visse gli ultimi anni della sua vita, fino alla sua morte avvenuta il 13 aprile 1844.

In seguito al suo decesso, Fossombroni fu sepolto nella maestosa cattedrale di Santa Croce, dove un mausoleo dedicato a lui venne eretto grazie ai finanziamenti pubblici. Il suo nome e titolo furono ereditati da Enrico Vittorio, figlio di Francesco Falciai e Vittoria Bonci, che aveva sposato nel 1832. Enrico Vittorio seguì le orme di suo padre e intraprese una carriera politica di successo, diventando deputato di Arezzo e senatore.

13 – Andrea Cesalpino

Andrea Cesalpino, noto anche come Cisalpino, latinizzato in Andreas Cæsalpinus (6 giugno 1524 o 1525 – 23 febbraio 1603), fu un illustre scienziato ed uno degli scrittori di Arezzo, specializzato in botanica, medicina e anatomia. Cesalpino studiò presso l’Università di Pisa con i rinomati maestri Realdo Colombo e Luca Ghini, conseguendo la laurea nel 1551. A Pisa, nel 1555, prese il posto di Ghini come direttore dell’Orto Botanico e come docente di materia medica, e successivamente, dal 1569 al 1592, ricoprì la cattedra di medicina.

Cesalpino fece parte della rinomata scuola anatomica di Padova nel tardo Cinquecento, compiendo importanti scoperte sulla circolazione del sangue. La sua principale rivoluzione fu la definizione, basata su evidenze anatomiche, che il cuore (e non il fegato) fosse il centro del movimento del sangue e il punto di partenza delle arterie e delle vene.

Nel 1592, papa Clemente VIII chiamò Cesalpino a Roma, dove insegnò medicina presso lo Studio romano e divenne il medico personale del pontefice. L’anno successivo, dimostrò concretamente il concetto di “circolazione” evidenziando come le vene, quando vincolate in qualsiasi parte del corpo, si gonfiano “dal perimetro al centro”, e che quando vengono aperte, come nel caso di una sanguinazione, fuoriesce inizialmente sangue venoso scuro e successivamente sangue arterioso rosso.

Questa prova concreta indicava l’esistenza di un flusso centripeto contrario a quello che, attraverso l’aorta e i suoi rami, trasporta il sangue dal cuore alla periferia: esistevano quindi due flussi opposti nel sistema vascolare.

Nel campo della botanica, Cesalpino studiò e sviluppò nuovi sistemi di classificazione delle piante. È considerato uno dei pionieri della sistematica, in quanto descrisse e classificò oltre 1500 specie vegetali (De Plantis Libri XVI), introducendo la correlazione tra struttura e funzione dei caratteri morfologici utilizzati nella classificazione.

Morì a Roma nel 1603, lasciando un’eredità duratura nel campo della scienza e della botanica.

14 – Alessandro Del Vita

Alessandro Del Vita (15 gennaio 1885 – 28 giugno 1961) è stato un eminente critico d’arte, ed uno degli scrittori di Arezzo. Durante l’epoca fascista, ha ricoperto diverse posizioni di rilievo nel campo della critica d’arte, svolgendo un’intensa attività scientifica che spaziava dall’archeologia all’arte contemporanea. La sua conoscenza e competenza si estendevano su una vasta gamma di argomenti artistici.

Oltre ad essere un critico d’arte di fama, Del Vita era un autore prolifico, pubblicando numerose opere che hanno contribuito a diffondere la conoscenza e l’apprezzamento dell’arte. Il suo impegno nel campo artistico gli ha meritato l’elezione come socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, una prestigiosa istituzione culturale.

Un importante incarico che Del Vita ha assunto è stato quello di direttore del Museo di Casa Vasari ad Arezzo. Questo incarico gli è stato affidato dopo la vendita dell’edificio allo Stato nel 1911, in occasione del quarto centenario della nascita del celebre artista aretino Giorgio Vasari. Come direttore del museo, Del Vita ha contribuito a preservare e promuovere il patrimonio artistico di Arezzo, consentendo al pubblico di immergersi nelle opere e nella vita dell’illustre artista.

L’impegno di Alessandro Del Vita nel campo dell’arte e della cultura ha lasciato un segno indelebile nella storia di Arezzo e oltre. La sua passione per l’arte, la sua competenza e la sua dedizione hanno contribuito a valorizzare e diffondere l’apprezzamento per l’arte in tutte le sue forme. La sua eredità rimane un punto di riferimento per gli studiosi e gli appassionati d’arte, continuando a ispirare e arricchire il panorama artistico e culturale del territorio.

15 – Remo Bassini

Remo Bassini, nato a Cortona il 23 settembre 1956, è uno dei rinomati scrittori di Arezzo e giornalista. Fin dalla tenera età di due anni, si è trasferito a Vercelli con la sua famiglia, proveniente da una modesta origine contadina.

Dopo aver conseguito il diploma, Bassini ha trascorso sette anni lavorando in una fabbrica. Nel 1982, pur continuando a svolgere il lavoro di operaio, si è iscritto alla facoltà di Lettere presso l’Università di Torino, dove si è laureato con una tesi incentrata sulla storia del Risorgimento. Successivamente, ha intrapreso l’impiego di portiere notturno, esperienza che ha ispirato alcune pagine dei suoi romanzi, come ad esempio nel suo lavoro “Il quaderno delle voci rubate”.

Nel 1986 ha iniziato a collaborare con il giornale locale La Sesia, un’importante testata giornalistica della città di Vercelli fondata nel 1871, fino a ricoprire il ruolo di direttore dal 2005 al 2014. Ha anche contribuito con articoli culturali su L’Indipendente (sotto la direzione di Vimercati) e ha scritto pezzi per il Corriere Nazionale e il Fatto Quotidiano.

Il suo esordio come scrittore è avvenuto nel 2002 con il romanzo “Il quaderno delle voci rubate”, un’opera che ha richiesto un lungo processo di gestazione e che trae spunti dalle storie di persone che orbitano attorno alla redazione di un giornale di provincia. Il suo romanzo giallo di natura politica, “Lo scommettitore”, è stato selezionato come “Libro del mese” nel programma radiofonico Fahrenheit nel luglio 2006 ed è stato finalista come “Libro dell’anno” dello stesso programma.

Remo Bassini è anche autore di due blog, uno personale e uno ospitato sulla piattaforma del Fatto Quotidiano. Nel 2021, il suo romanzo “Forse non morirò di giovedì” si è classificato al primo posto al Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica, ex aequo con “A una certa ora di un dato giorno” di Mariantonia Avati.

16 – Mario Salmi

Mario Salmi, nato il 14 giugno 1889 a San Giovanni Valdarno e deceduto il 16 novembre 1980 a Roma, è stato un illustre storico e critico d’arte, nonché uno degli scrittori di Arezzo. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa nel 1910, discutendo una tesi sulle problematiche relative alla tutela del patrimonio artistico in Italia, per poi specializzarsi in storia dell’arte all’Università di Roma.

Ha svolto l’insegnamento a Pisa, Firenze e infine a Roma, dove è stato professore di Storia dell’arte medievale e, per un certo periodo, anche di Storia dell’arte moderna. Nel 1964 è stato nominato professore emerito.

La sua opera scientifica si è concentrata principalmente sull’arte romanica e rinascimentale, con una particolare passione per l’opera di Piero della Francesca. Tuttavia, ha esteso i suoi interessi a un campo molto più ampio, che spaziava dall’arte paleocristiana alle espressioni barocche. Ha saputo concentrare la sua attenzione su ambiti e periodi spesso trascurati o sottovalutati dalla critica, come l’arte copta, e ha contribuito a riportarli all’attenzione scientifica. Grazie alla sua iniziativa e a quella di altri studiosi e medievisti di valore, nel 1952 è stata fondata il “Centro italiano di studi sull’alto medioevo”, che ha rivitalizzato lo studio di un periodo storico precedentemente trascurato e rivalutato da Salmi.

Mario Salmi è stato anche pioniere nell’approccio accademico alle cosiddette arti minori. Ha prestato attenzione a settori di studio che spesso erano stati oscurati dall’interesse predominante per le opere d’arte più grandi e imponenti. In un periodo in cui l’estetica idealista di Benedetto Croce dominava in Italia, Salmi ha adottato un’analisi critica di questi ambiti trascurati, basandosi su un rigoroso approccio storico e filologico. Ha sempre svolto una ricerca minuziosa e diretta, recandosi personalmente sul luogo per esaminare affreschi, sculture, chiese e pievi, anche in luoghi remoti e difficilmente accessibili.

17 – Antonio Roselli

Antonio Roselli, nato nel 1381 e morto nel 1466, è stato un noto giurista ed uno degli scrittori di Arezzo. Ottenne la laurea presso l’Università di Bologna nel 1406.

Ha ricoperto la carica di professore di diritto nelle università di Bologna, Siena, Firenze, Roma e, dal 1439 fino alla sua morte, presso l’Università di Padova. Durante la sua carriera, svolse ruoli importanti come consulente legale per papa Martino V e come mediatore in conflitti tra il re Ladislao III di Polonia e l’imperatore Sigismondo, nonché tra papa Eugenio IV e l’imperatore Sigismondo. Fu anche inviato presso il re Carlo VII di Francia. Durante il suo periodo a Padova, collaborò con Francesco Barozzi.

Dal punto di vista giuridico, si occupò di diverse aree tematiche, tra cui il matrimonio, i contratti, le successioni e le relazioni tra Stato e Chiesa.

Dopo la sua morte nel 1466 a Padova, fu sepolto in un maestoso monumento nella basilica di Sant’Antonio di Padova.

È interessante notare che l’inquisitore Heinrich Kramer scrisse un pamphlet contro le dottrine di Roselli, intitolato “Opusculum in errores Monarchiae Antonii de Rosellis” (Venezia, 1499).

18 – Pierfrancesco Prosperi

Pierfrancesco Prosperi, conosciuto anche come Piero Prosperi, è uno dei più noti scrittori di Arezzo, autore di fantascienza e fumettista, nato il 21 luglio 1945.

È considerato uno dei principali autori di ucronie in Italia. La sua passione per la scrittura è emersa fin da giovane, con il suo primo racconto, “Lo stratega”, pubblicato sulla rivista Oltre il cielo nel 1960. Insieme a Luigi Naviglio e Antonio Bellomi, ha utilizzato lo pseudonimo Jack Azimov per alcune opere.

Negli anni successivi ha pubblicato oltre 140 racconti di fantascienza su importanti riviste e antologie del settore, come Urania, Galassia, Oltre il Cielo, Robot, I Romanzi del Cosmo, Futuro, Futuro Europa e Interplanet. I suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati anche all’estero, in paesi come Francia, Belgio, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Finlandia e Giappone.

Prosperi ha scritto numerosi romanzi, principalmente ucronici, a partire da “Autocrisi” nel 1971. Ha anche pubblicato un saggio dal titolo “La serie maledetta” nel 1980, che tratta delle morti misteriose dei presidenti americani.

È l’autore di uno sceneggiato radiofonico intitolato “Spazio vitale”, tratto dal suo racconto “Lebensraum”, trasmesso dalla RAI nel 1978 e interpretato, tra gli altri, da Nando Gazzolo e Giustino Durano. Un altro suo racconto, “Una Cadillac per Natale”, è stato trasmesso dalla RAI in Sicilia.

Ha utilizzato lo pseudonimo Agatha Francis per pubblicare tre romanzi rosa per le Edizioni Lancio nel 1982 e 1983, e lo pseudonimo Sandra Del Monte per alcuni racconti giallo-rosa sulla rivista Gioia tra il 1984 e il 1986.

Tra il 1994 e il 1997, ha tenuto corsi di sceneggiatura per il fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze.

Come curatore, ha realizzato due antologie di racconti fantastici: “Il gioco di vivere” nel 2013, in collaborazione con Roberto Donati e Francesco Grasso, e “Slava Ukraini! – 9 penne contro l’Orco” nel 2022, pubblicata da Tabula Fati.

Nel 2022 è uscito il libro “Architettura dell’Ucronia”, una biografia letteraria di Prosperi curata da Massimo Acciai Baggiani. Il libro include recensioni dei suoi principali romanzi, un’ampia intervista, alcuni racconti inediti e contributi di noti scrittori italiani di fantascienza.

19 – Giovanni Tortelli

Giovanni Tortelli, nato a Capolona nel 1400 e morto nel 1466, è stato un illustre studioso umanista ed uno degli scrittori di Arezzo.

Dopo aver ottenuto la laurea in medicina, trascorse un periodo a Costantinopoli dal 1435 al 1437. In seguito ampliò i suoi interessi accademici, divenendo anche teologo, e nel 1449 ottenne il prestigioso incarico di cubiculario papale.

Tortelli ebbe il privilegio di lavorare a stretto contatto con Papa Niccolò V, che lo nominò bibliotecario della Biblioteca Vaticana. Tuttavia, la sua permanenza in questo ruolo fu breve poiché venne sostituito improvvisamente dal neo-eletto Papa Callisto III.

Nonostante il breve periodo di servizio come bibliotecario, Tortelli lasciò un’impronta indelebile nel mondo accademico con la sua opera più famosa, il trattato di dialettica intitolato Orthographia, che fu pubblicato successivamente nel 1471. Questo trattato rappresenta una preziosa testimonianza del suo acume intellettuale e delle sue competenze linguistiche.

La figura di Giovanni Tortelli rimane un punto di riferimento nel panorama dell’umanesimo italiano, lasciando un’eredità significativa nel campo dell’erudizione e della letteratura del suo tempo.

20 – Brunetto Bucciarelli Ducci

Brunetto Bucciarelli-Ducci, nato il 18 giugno 1914 e morto il 4 febbraio 1994, è stato un illustre uomo politico e magistrato, nonché uno degli scrittori di Arezzo. Dopo aver completato gli studi classici presso il Liceo Francesco Petrarca di Arezzo, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Firenze, dove conseguì la laurea nel 1937. Successivamente superò il concorso per diventare uditore giudiziario nel 1940 e intraprese la carriera nella magistratura.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bucciarelli-Ducci fu chiamato alle armi come ufficiale di artiglieria e in seguito prestò servizio presso il tribunale militare di Bari, dove ebbe modo di incontrare Aldo Moro, all’epoca aviere assegnato allo stesso tribunale. Da quel momento si sviluppò un’amicizia profonda tra i due.

Al termine del conflitto, Bucciarelli-Ducci riprese la sua carriera come magistrato, lavorando come giudice istruttore presso il tribunale di Arezzo. Dopo la liberazione, si avvicinò alla vita politica nel contesto della ricostruzione degasperiana e si iscrisse alla Democrazia Cristiana.

Nel suo mandato parlamentare, Bucciarelli-Ducci si distinse fin dall’inizio per la sua attenta considerazione delle questioni legate all’organizzazione del sistema giudiziario e all’amministrazione della giustizia. Inoltre, si dedicò allo studio approfondito delle problematiche sociali, in particolare quelle legate all’agricoltura, alla piccola proprietà terriera e agli artigiani, portando le loro istanze in Parlamento.

Contribuì ad avviare e sostenere alcune riforme, come l’istituzione della scuola media unica, che miravano a realizzare appieno i principi costituzionali, e riuscì a integrare i necessari cambiamenti con il consolidamento delle istituzioni democratiche.

21 – Antonio Guadagnoli

Antonio Guadagnoli, nato il 15 dicembre 1798 e morto il 21 febbraio 1858, fu un noto poeta ed anche uno degli scrittori di Arezzo. Figlio del poeta bernesco Pietro Guadagnoli, completò i suoi studi presso il seminario di Arezzo e successivamente si laureò in giurisprudenza nel 1821 all’Università di Pisa.

Dal 1832 al 1854, collaborò annualmente all’almanacco “Sesto Caio Baccelli” dell’editore fiorentino Formiggini, occupandosi delle Prefazioni che compose in forma di sesta rima.

Insegnò lettere in diverse scuole a Pisa e ad Arezzo fino al 1847, quando grazie a un’ingente eredità poté vivere di rendita e dedicarsi alla politica. Nel 1848 divenne gonfaloniere di Arezzo.

In quell’occasione si mostrò un fervente sostenitore delle idee liberali e, nonostante l’ordine governativo di vietare l’ingresso in città a Giuseppe Garibaldi (che era un profugo dopo la caduta della Repubblica Romana), fornì ai legionari garibaldini provviste di cibo.

La sua produzione letteraria, composta da poesie e novelle, si distingueva per uno stile divertente e colloquiale. Tuttavia, mancava delle qualità essenziali di Berni, con cui avrebbe voluto paragonarsi, sebbene non gli mancasse l’arguzia e la satira, talvolta ambigue.

Nonostante ciò, ebbe molti imitatori, tra cui Arnaldo Fusinato, Norberto Rosa, G. Cavalieri, C. Masini, A. Bargiacchi, F. Guidi, G. Brini, A. Paperini, Antonino Nicosia, Lorenzo Borsini, e molti altri.

22 – Restoro d’Arezzo

Ristoro d’Arezzo, conosciuto anche come Restoro d’Arezzo, è stato uno dei celebri scrittori di arezzo, e cosmografo del XIII secolo.

Purtroppo, le informazioni sulla sua vita sono scarse, ma sappiamo che ha scritto la prima opera in volgare di carattere astronomico-geografico intitolata “La composizione del mondo colle sue cascioni”. Questo trattato enciclopedico è diviso in due libri: il primo descrive la struttura del mondo, mentre il secondo spiega le ragioni che lo governano.

Ogni libro è suddiviso in distinzioni, parti e capitoli, seguendo un metodo sistematico che riflette un’organizzazione simmetrica. Nel libro I vengono presentate le cause formali e finali di ogni argomento, che vengono poi esposte nelle distinzioni prima e ottava del libro II. L’ottava distinzione, che conclude il trattato, tratta nuovi temi e ha lo stesso numero di capitoli (ventiquattro) del libro I.

Restoro dimostra una profonda conoscenza delle teorie di importanti studiosi come Aristotele, Tolomeo, Alberto Magno e Sacrobosco, ma anche di filosofi e scienziati arabi, come Averroè, Avicenna, Albumasar e al-Farghani, tramite traduzioni latine. L’opera è stata scritta nel 1282, molto probabilmente ad Arezzo, come si evince dall’explicit dell’opera stessa. Dai pochi accenni autobiografici contenuti nel trattato, si è ipotizzato che Restoro fosse un orefice e un disegnatore, che abbia scritto il trattato in età avanzata e che potesse far parte del clero.

“La composizione del mondo” è divisa in due libri, con 24 e 94 capitoli rispettivamente. Nel primo libro, l’autore descrive con acutezza l’universo e il microcosmo, mentre nel secondo, suddiviso in otto distinzioni, affronta i fenomeni e le cause.

Il manoscritto più antico e linguisticamente più fedele all’opera originale è il Ricciardiano 2164.

Le teorie di Restoro sono state messe in discussione da Dante nel suo trattato scientifico “Quaestio de aqua et terra”, presentato a Verona davanti al clero nel gennaio del 1320. In questa opera, Dante confuta un passaggio di Aristotele sostenendo che le terre emerse nel globo sono più alte delle acque.

23 – Girolamo Borro

Girolamo Borro, noto anche come Borri, in forma latinizzata Hieronymus Borrius, è stato un teologo italiano e un umanista del Rinascimento, nonché uno degli scrittori di Arezzo, che suscitò molte controversie e discussioni già ai suoi tempi. Nacque ad Arezzo nel 1512 e venne avviato agli studi filosofici da Stefano Bonucci, un teologo generale dei serviti e allievo di Pomponazzi. Probabilmente, nel 1535, conseguì la laurea a Padova in filosofia, medicina e teologia. Ciò è supportato da scambi di lettere con l’Aretino, a cui Borro chiese amicizia e favori.

Dopo la laurea, entrò sotto la tutela e la guida del cardinale Giovanni Salviati, svolgendo il ruolo di teologo personale per 16 anni, presumibilmente fino al 1537. Dal 1540 viaggiò tra Padova, Arezzo e Roma, dove trascorse un periodo come docente. Nel 1548 si trasferì a Parigi.

Nel 1550 tornò a Roma per partecipare al conclave che portò all’elezione di papa Giulio III, nel quale Salviati era considerato favorito dai cardinali francofili.

Un anno dopo, nel 1551, fu imprigionato con l’accusa di eresia, dando inizio a una serie di eventi che lo portarono di fronte al tribunale dell’Inquisizione. Tuttavia, l’incidente si risolse per il meglio e nel 1553, dopo la morte di Salviati, Borro fu chiamato a occupare la cattedra di filosofia presso lo Studio di Pisa, affiancando Selvaggio Ghettini.

Rimase lì fino al 1559, ma proprio in quegli anni le controversie con l’Inquisizione ripresero. Nel 1583, Borro fu imprigionato a Roma con l’accusa di eresia insieme ad altri due lettori pisani, forse a causa di una lettura troppo eterodossa di Aristotele. A ciò si aggiunsero accuse e un odio che si erano creati intorno alla sua persona e a interpretazioni ingiuste del suo insegnamento. Fu grazie all’intervento di papa Gregorio XIII che venne salvato e riacquistò la libertà.

Nel 1586, dopo essere stato cacciato dallo Studio di Pisa, si trasferì a Perugia, dove insegnò presso l’Università fino al giorno della sua morte, avvenuta all’età di 82 anni il 26 agosto 1592.

24 – Ubaldo Pasqui

Ubaldo Pasqui, uomo di eclettico talento, e facente parte dell’elenco degli scrittori di Arezzo, nacque nel 1859 e morì nel 1939, da una famiglia di artisti e studiosi. Sua madre era un’appassionata di storia dell’arte e suo padre, Pietro, era un rinomato intagliatore, noto per la sua maestria nella lavorazione del legno. Ma fu soprattutto l’influenza del nonno, Angelo, un rinomato archeologo e studioso, che plasmò la passione di Ubaldo per la conoscenza e la ricerca.

Fin da giovane, Pasqui dimostrò una fervente curiosità e una sete di sapere inesauribile. Benché avesse iniziato a frequentare le Scuole tecniche, ben presto si rese conto che la sua vera vocazione era l’approfondimento della storia e dell’arte della sua amata città di Arezzo. Con grande determinazione, decise di abbandonare il percorso scolastico convenzionale e intraprese un cammino di studio autodidatta, immergendosi nelle biblioteche e negli archivi della città.

Fu durante questi lunghi e solitari momenti di ricerca che Pasqui entrò in contatto con le preziose Memorie manoscritte della città di Arezzo, lasciate in eredità dal marchese Antonio Albergotti. Questi volumi imponenti, contenenti dettagliate annotazioni storiche, fecero scattare in lui un’idea grandiosa: quella di scrivere una storia organica e completa della sua amata città.

L’impegno di Pasqui nel perseguire questa ambiziosa impresa era alimentato dalla passione per la sua terra e dalla volontà di preservarne la memoria storica. Nonostante le difficoltà e le limitazioni imposte dalla mancanza di una formazione accademica tradizionale, il giovane studioso si immerse a pieno nella sua missione, consultando fonti primarie, studiando documenti e raccogliendo testimonianze preziose.

La dedizione e l’impegno di Pasqui furono premiati con il tempo, poiché la sua reputazione di erudito e ricercatore rigoroso cominciò a diffondersi. La sua profonda conoscenza dell’archivio cittadino e la sua abilità nel decifrare scritti antichi gli valsero il riconoscimento come uno dei più autorevoli archivisti e diplomatici della sua epoca.

25 – Lorenzo Guazzesi

Lorenzo Guazzesi, noto anche come Lisiembo Cristoniano, è stato un eminente storico e archeologo, ed anche uno degli scrittori di Arezzo. Nacque il 26 gennaio 1708, in una famiglia di intellettuali appassionati di storia e cultura. Fin da giovane, Guazzesi dimostrò un grande interesse per le antichità e una spiccata curiosità per l’esplorazione del passato.

Dopo aver completato gli studi classici ad Arezzo, decise di approfondire la sua formazione presso l’Università di Pisa, rinomata per le sue eccellenze nel campo delle scienze umane. Qui, sotto la guida di illustri professori, Guazzesi si immerse nello studio della storia e dell’archeologia, sviluppando una fervente passione per la ricerca e l’indagine storica.

Durante il suo periodo a Pisa, Guazzesi si distinse per la sua capacità di mettere in luce dettagli e sfumature nascoste nelle fonti storiche e archeologiche. La sua metodologia rigorosa e la sua conoscenza approfondita delle lingue classiche gli permisero di analizzare con precisione i testi antichi e di comprenderne il significato più profondo.

La fama di Guazzesi crebbe rapidamente nel mondo accademico, e le sue pubblicazioni sulla storia e l’archeologia dell’Italia antica attirarono l’attenzione degli studiosi di tutta Europa. Il suo approccio innovativo e la sua capacità di collegare diverse discipline, come la storia, l’arte e l’archeologia, resero i suoi scritti un punto di riferimento per gli studiosi del tempo.

Tuttavia, la sua passione per la storia e l’archeologia non si limitava solo alla ricerca accademica. Guazzesi si impegnò attivamente nella scoperta e nella preservazione dei reperti archeologici, collaborando con scavi e progetti di restauro in diverse città italiane. La sua conoscenza approfondita del patrimonio culturale del paese e la sua dedizione nel promuoverne la salvaguardia gli valsero un’encomiabile reputazione tra i colleghi e le istituzioni culturali.

Nonostante il suo prestigio e la sua fama, Guazzesi mantenne sempre una modestia e una umiltà straordinarie. Era noto per la sua disponibilità nel condividere le sue conoscenze con gli altri studiosi e nel sostenere i giovani talenti nel campo della ricerca storica e archeologica.

Lorenzo Guazzesi trascorse gli ultimi anni della sua vita a Pisa, dedicandosi con fervore alla sua passione per la storia e l’archeologia. Morì il 6 settembre 1764, lasciando un’eredità di conoscenza e ispirazione nel campo degli studi storici e archeologici. La sua determinazione nel cercare la verità storica e la sua intuizione nel comprendere il passato rimangono un esempio per gli studiosi di oggi e per le future generazioni.

26 – Cesare Burali Forti

Cesare Burali-Forti, nato il 13 agosto 1861, è stato un eminente matematico e logico, oltre che uno degli scrittori di Arezzo. Figlio dell’acclamato pittore e compositore Cosimo Burali-Forti, Cesare crebbe in una famiglia d’arte e cultura. Intraprese gli studi presso l’Università di Pisa, sotto la guida dei rinomati matematici Ulisse Dini ed Enrico Betti, conseguendo la laurea in matematica nel 1884. Successivamente, nel 1887, ottenne la cattedra di professore all’Università di Torino, dove entrò a far parte del gruppo di Giuseppe Peano.

La collaborazione con Peano portò alla redazione del celebre Formulario matematico, ma il contributo di Burali-Forti non si limitò a questo. Egli proseguì la sua ricerca nel campo della logica e nel 1894 pubblicò il suo notevole lavoro intitolato “Logica matematica”. Tra i suoi contributi più famosi si annovera il paradosso che porta il suo nome, il quale riguarda l’insormontabile sfida di definire un insieme contenente tutti i numeri ordinali.

Oltre alla sua carriera accademica, Burali-Forti fu anche docente di geometria analitica e proiettiva presso l’Accademia Militare di Torino. Approfondì inoltre il calcolo vettoriale e la geometria differenziale in collaborazione con altri brillanti matematici come Tommaso Boggio, Pietro Burgatti e Roberto Marcolongo. In particolare, insieme a Marcolongo, sviluppò il concetto di calcolo differenziale assoluto senza l’uso di coordinate, in contrasto con il calcolo tensoriale sviluppato da Levi-Civita e Ricci-Curbastro.

Burali-Forti applicò anche il suo ingegno alla sfera dell’astronomia e della balistica. Nel 1923, insieme a Boggio, propose un’interpretazione invariante del calcolo differenziale assoluto nel contesto della relatività generale, aprendo nuove prospettive di ricerca in questo ambito.

La sua carriera e il suo contributo alla matematica e alla logica furono prematuramente interrotti dalla malattia. Cesare Burali-Forti morì all’Ospedale Mauriziano di Torino il 21 gennaio 1931, combattendo contro un carcinoma dello stomaco. La sua eredità rimane un punto di riferimento fondamentale nello sviluppo della matematica e della logica del XX secolo.

27 – Bartolomeo di ser Gorello

Bartolomeo di ser Gorello (1322/26 – ca. 1390), noto anche con il nome latinizzato di Bartholomeus Gorellus, fu un notaio ed uno degli scrittori di Arezzo, che scrisse una cronaca cittadina in versi. La sua opera, intitolata “Cronica dei fatti d’Arezzo”, riveste un’importanza significativa per gli storici in quanto offre una prospettiva ghibellina sulle dinamiche di potere delle città-stato nel Nord Italia nel tardo XIV secolo.

La “Cronica dei fatti d’Arezzo” di Bartolomeo di ser Gorello è una testimonianza preziosa del contesto politico e sociale dell’epoca, focalizzandosi in particolare sulle lotte di potere tra le fazioni guelfe e ghibelline. Gorello, attraverso i suoi versi, dipinge un quadro vivido della vita quotidiana ad Arezzo e delle turbolenze che caratterizzarono l’ambiente politico dell’epoca.

Il suo punto di vista ghibellino offre una prospettiva alternativa rispetto alla narrazione guelfa predominante, permettendo agli storici di avere una visione più completa e sfaccettata dell’epoca. La cronaca di Gorello analizza attentamente le alleanze politiche, i conflitti e gli eventi chiave che segnarono la storia di Arezzo e delle città circostanti.

Attraverso la sua opera, Bartolomeo di ser Gorello lascia un importante contributo alla conoscenza storica della regione e alla comprensione delle dinamiche politiche dell’epoca. La sua cronaca testimonia la complessità dei rapporti di potere e delle lotte di fazione che caratterizzarono il panorama politico italiano del tardo XIV secolo, offrendo una prospettiva unica e preziosa per gli studiosi e gli appassionati di storia.

28 – Gian Francesco Gamurrini

Gian Francesco Gamurrini (Arezzo, 18 maggio 1835 – Arezzo, 17 marzo 1923) è stato un rinomato studioso ed uno degli scrittori di Arezzo, attivo nel campo della storia, dell’archeologia e della numismatica. Originario di una nobile famiglia aretina, Gamurrini ricoprì il ruolo di Rettore della Fraternita dei Laici, un’antica confraternita di Arezzo.

La sua passione per l’archeologia lo portò a raccogliere numerose iscrizioni etrusche e romane nella zona di Arezzo, nonché ad esplorare siti archeologici di epoca etrusca e romana in varie parti dell’Italia centrale. Grazie a queste ricerche, Gamurrini contribuì alla creazione di una carta archeologica dettagliata dell’Italia centrale.

Nel 1867, su nomina del ministro Michele Coppino, divenne direttore della prestigiosa Galleria Reale di Firenze, una posizione di grande rilievo che gli permise di promuovere l’arte e la cultura italiana. Durante il suo mandato, Gamurrini si impegnò nella valorizzazione delle collezioni e nell’organizzazione di importanti mostre e eventi culturali.

Tra le sue scoperte più significative, va menzionato il rinvenimento nel 1884 di un manoscritto dell’XI secolo presso l’abbazia di Montecassino ad Arezzo. In questo prezioso documento, conosciuto come Peregrinatio Aetheriae, Gamurrini identificò un resoconto di viaggio di grande valore storico e religioso, contribuendo così alla conoscenza delle tradizioni e delle esperienze dei pellegrini medievali.

Gian Francesco Gamurrini rimane una figura di spicco nell’ambito degli studi storici, archeologici e numismatici in Italia. Il suo impegno nel promuovere la conoscenza del patrimonio culturale italiano e le sue importanti scoperte hanno lasciato un’impronta indelebile nel campo della ricerca e dell’erudizione.

29 – Tommaso Sgricci

Tommaso Sgricci (Castiglion Fiorentino, 31 ottobre 1789 – Arezzo, 23 luglio 1836) è stato un talentuoso poeta e uno degli scrittori di Arezzo, e attore teatrale. Emergendo come uno degli ultimi e più celebri rappresentanti della poesia estemporanea toscana in stile bernesco, Sgricci era ammirato per le sue straordinarie abilità di improvvisazione, tanto da essere in grado di creare all’istante poesie, scene e perfino tragedie complete in versi.

Nato a Castiglion Fiorentino, nel Granducato di Toscana, Tommaso Sgricci era il figlio del medico Jacopo Sgricci e di Assunta Lorenzi, originaria di Firenze. Sebbene abbia conseguito una laurea in legge a Pisa il 6 giugno 1810, non ha mai esercitato la professione legale. Fin da giovane si fece notare come improvvisatore e dal 1813 si dedicò completamente a questa arte, esibendosi ad Arezzo, Siena, Perugia, Milano, Napoli, Roma e in altre città dello Stato Pontificio. Grazie alle sue straordinarie capacità di improvvisazione e recitazione, Sgricci conquistò un enorme successo sia in Italia che all’estero.

L’attore era noto per la sua straordinaria velocità nel creare e recitare versi, anche se a volte la rapidità con cui si esprimeva non permetteva al pubblico di cogliere appieno il significato di ogni singolo verso. Pietro Giordani lo accusò di utilizzare questa tecnica per nascondere la scarsa qualità delle sue poesie. Tuttavia, il pubblico sembrava non condividere le preoccupazioni di Giordani, poiché l’affascinante aspetto di Sgricci (nonostante una lieve zoppia) e la sua grande presenza scenica lo resero un favorito del pubblico.

Dotato della capacità di improvvisare intere scene a partire dai suggerimenti del pubblico, nel 1824 Sgricci si esibì di fronte all’alta società parigina, improvvisando una tragedia in cinque atti su Bianca Cappello e un’altra sull’esecuzione di Carlo I d’Inghilterra. L’anno successivo, si esibì di fronte al Granduca di Toscana Leopoldo II, improvvisando una tragedia sulla morte di Maria Stuart. Leopoldo rimase così colpito che gli concesse una pensione di 2400 lire toscane e lo elevò allo stato nobiliare aretino.

Nonostante i grandi successi ottenuti sulle scene italiane, londinesi e parigine, la carriera di Sgricci non fu priva di momenti difficili. Nel 1819, al culmine del successo, fu espulso dallo Stato Pontificio pochi giorni prima di essere incoronato poeta al Campidoglio. Ufficialmente, il motivo addotto fu una critica rivolta al Papa, ma le voci popolari suggeriscono che la causa potesse essere uno scandalo di natura omossessuale. Nonostante queste voci sul suo conto, l’improvvisatore continuò ad esibirsi con grande successo in Italia e all’estero.

Quando la sua carriera iniziò a declinare, Sgricci fece ritorno a Firenze, dove ottenne l’immunità concessa dal granduca. Tuttavia, la malattia lo colpì duramente e Tommaso Sgricci morì ad Arezzo nel 1836, all’età di soli 46 anni. Fu sepolto nella prestigiosa Basilica di Santa Croce a Firenze, dove riposa insieme ad altre illustri figure della storia italiana.

31 – Fino d’Arezzo

Fu nel cuore del Val d’Arno, nei pressi di Arezzo, che nacque nella seconda metà del XIII secolo, probabilmente tra il 1260 e il 1270, un poeta di nome Fino, che fu anche uno degli scrittori di Arezzo.

Figlio del giudice Benincasa da Laterina, citato da Dante nel Purgatorio (VI, 13-14), il nome del poeta appare solamente in un manoscritto, il Barb. Lat. 3953, che lo identifica come “meser Fino de Meser Benencasa de Rezio”, ovvero Arezzo. Un documento conservato nell’Archivio di Stato di Bologna, riassunto in un atto notarile bolognese del 1292, attesta la promessa di un certo Comanduccio d’Arezzo di pagare a Fino, studente di diritto presso l’Università di Bologna e figlio del defunto giudice Benincasa, “50 fiorini d’oro come rimborso di un prestito” (Putini Fino d’Arezzo).

È probabile che Fino abbia sviluppato il suo talento poetico ad Arezzo, nel contesto culturale guidato da Guittone. Tuttavia, è possibile che abbia deciso di rimanere a Bologna anche dopo aver terminato gli studi, per dedicarsi alla letteratura. L’unico componimento poetico che ci è pervenuto di questo autore è un sonetto strutturato come un dialogo tra il poeta e la personificazione della Malinconia, che richiama lo stile di Cecco Angiolieri.

Scrittori di Arezzo Conclusione

Giungiamo alla conclusione di questo affascinante viaggio nel mondo degli scrittori di Arezzo. Attraverso le loro opere, abbiamo potuto scoprire le molteplici sfaccettature di questa città toscana e immergerci nella sua ricca tradizione letteraria. Gli scrittori aretini, con la loro maestria nell’uso delle parole, ci hanno regalato storie appassionanti, poesie evocative e una finestra privilegiata sulle emozioni e le esperienze della vita aretina.

Ognuno di questi autori ha contribuito in modo significativo alla letteratura italiana, portando avanti l’eredità culturale di Arezzo attraverso la loro scrittura. Grazie alle loro opere, possiamo continuare a scoprire e apprezzare la bellezza e l’importanza di questa città toscana.

Invitiamo i lettori a esplorare ulteriormente le opere di questi scrittori aretini, a scoprire nuove voci e ad approfondire la comprensione di Arezzo e della sua cultura. Che siate appassionati di poesia, narrativa o saggistica, troverete in queste pagine un mondo letterario ricco e stimolante.

E adesso, non mi resta che augurarti buona permanenza su Libri-online.net!

Antonella
Antonella

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Da sempre sono appassionata della lettura, una vera divoratrice di carta stampata. Mi piace leggere quasi tutto.

Oggi oltre a leggere scrivo. Ho sempre ammirato gli scrittori, e quindi adesso mi piace essere una di loro.

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